G. Losio a Zapping
G. L. scrive a Zapping per apprezzare l'intervento di Massimo Fini,
3 ottobre 2002
-----Messaggio originale-----
Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: martedì 3 ottobre 2000 21.06
A: 'zapping@rai.it'
Oggetto: A Massimo Fini con Zapping
Dopo la rinuncia del popolo Danese all'Euro, per referendum, mi torna di straordinaria attualità la visione di Franco Modigliani circa la priorità di un Euro dei Paesi al di fuori dell'area del Marco, io direi di tutti i Paesi dell'Europa del Sud in prospettiva a lungo termine. In prospettiva a medio termine di Portogallo, Spagna, (Francia), Italia e Grecia. Questo Sarebbe il Pese più importante della Comunità dopo l'unificazione della Germania! Io amo in particolare il Portogallo, la Spagna ed anche la Grecia e sarei felice se la Francia fosse del gruppo, ma non necessariamente. Necessariamente invece accanto e prioritariamente alla unificazione valutaria, un chiaro disegno di unificazione politica sulla base di una struttura regionale macroregionale di questo nuovo Stato che io fin d'ora chiamerei "della speranza", o "della vita" per il suo naturalissimo destino alla sussidiarietà tra i livelli di governo ed alla solidarietà, prodromo in eludibile per affrontare nel medio lungo termine il tema dell'Africa, del Medio Oriente, nello spirito dell'amore "di Soverato" tra tutti ipopoli dell'Europa del Sud. Che cosa ne pensi?
Un forte abbraccio a Massimo Fini, come dicono gli spagnoli: “un fuerte abrazo”, ma con tutto il cuore e il cervello italiano che mi toccano!
G. Losio
www.losio.com
PS
Il teatro dei Governatori che Zapping sta portando alla ribalta è …. terribile, per me ed i miei amici, scusate.
Beh per capirlo dovreste leggere gli argomenti che da tre anni con amici da tutto il mondo, tratto tra gli altri, anche sul mio sito www.losio.com.
Vi passo un breve sunto del concetto base per i molti che si fermeranno a questo messaggio. Grazie a tutti.
Lo Stato Italiano ha circa 140 anni, le Regioni nemmeno 30 e i Comuni più di mille. Questo è il dato italiano: siamo una terra di Comuni. Con la data di introduzione delle Regioni inizia la fase di degenerazioni della politica italiana. Una coincidenza storica accidentale soltanto?
Le Regioni vanno pensate come un elemento federativo di Province e deciso dalle Province, su scala anche del tutto diversa dall'attuale. Le Regioni sono elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano. La Regione o la Macroregione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone dell'Europa, con confini che possono benissimo prescindere da quelli nazionali. Il federalismo italiano va invece basato, per essere solido e per rendere solido quello europeo, sui Comuni e sulle Province.
Il Giornalista-conduttore Aldo Forbice legge nel corso della trasmissione del 4 ottobre 2000 il testo sopra tra le linee e lo pone in discussione per alcuni minuti tra i giornalisti ospiti.
G. L. ringrazia con un breve commento alle opinioni espresse
-----Messaggio originale-----
Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: mercoledì 4 ottobre 2000 22.31
A: 'zapping@rai.it'
Cc: Francesco Paolo Forti (E-mail); Paolo Bonacchi (E-mail); Giuliana Olcese (E-mail)
Oggetto: Grazie Sig. Forbice
Caro Dr. Forbice,
sono G. Losio, ho 53 anni, due figli, sono ingegnere e dirigente d’azienda, dati che ho tralasciato nel messaggio perché presenti nel sito del quale esponevo l’indirizzo sotto il mio nome.
Ah dimenticavo, sono nato a Gambara in provincia  Brescia ed ho vissuto tra  Milano Trento e Varese, dove vivo da 16 anni.
Grazie di cuore per la sua importante citazione di questa sera in trasmissione, mi fermerò per dovere di replica su pochi punti:
Al Sig. Gianfranco Fabi: ma  quelle che lei pensa: Ducati, Signorie, o Città marinare non sono nella sostanza proprio o meglio  le province? 
Chi tiferebbe per la squadra di calcio della Lombardia? Come si comportano i tifosi del Brescia quando la loro squadra gioca contro l’Atalanta? Ahimè si ammazzano per eccesso di campanilismo, ma l’eccesso che è da condannare è una conferma dell’esistenza del senso dell’appartenenza alla provincia o alla città.  
Che cosa successe quando l’amministrazione pubblica inserì  le nuove targhe senza il contrassegno provinciale? Nessuno ha chiesto il contrassegno della regione, ma quello del Cantone, della provincia cioè, a furor di popolo o quasi. Lo stesso sta avvendo ora in Spagna.
Ralph Dahrendorf, intervista al Corriere della Sera del 31/5/1997 quando si sperava nei lavori della Bicamerale: «Niente da dire sulla riforma della Costituzione. Ma non sono favorevole alle regioni. Sono un grande sostenitore del governo locale, ma non di quello regionale. Quello è solo un modo per trovare "posti ai ragazzi", lavori per i burocrati e i funzionari. Sono contrario al federalismo anche per la Scozia, che pure è una Nazione. E se guardiamo al regionalismo spagnolo, vediamo che è una storia infelice. Così sarebbe per l´Italia».
Carlo Cattaneo: da "Le Autonomie Locali" "Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema delle vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si diramano le industrie ed i capitali; sono un punto d´intersezione o piuttosto un centro di gravità, che non si può far cadere su di un altro punto preso ad arbitrio.
Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perché vi trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione, il convegno delle parentele, la situazione più opportuna al collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi della gioventù. Insomma sono un centro d´azione di una intera popolazione di duecento o trecentomila abitanti." [...]
"Questa condizione delle nostre citta' e' l'opera di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause piu' antiche d'ogni memoria. Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacita', l'industria, e l'ordine intero delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali. Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminera' sempre nella rena"
Estendo quanto sopra anche agli altri cortesi interlocutori, i signori Vittorio Feltri e Giuseppe Mennella con un grazie a tutti.
Le regioni non è che debbano essere eliminate per sempre ma avranno un ruolo nel regionalismo europeo, nella Europa delle regioni, dove accanto al Friuli, ad esempio, si assoceranno regioni affini per tradizione e cultura oggi appartenenti ad altre Nazioni (V. esempio di Bolzano e della regione europea EU-Regio), accanto al Varesotto ed al Comasco si assocerà, anzi già si associa, il Canton Ticino (V.Regio Insubrica http://www.regioinsubrica.org/ ), accanto alla Valtellina, Valchiavenna di Sondrio, l'alto Lario si affiancherà, anzi già si affianca, il Cantone dei Grigioni (la regione europea dell'"Alta Rezia" che si sta configurando).
Perché questo è il problema: 
L'Italia vista da fuori, di RUDI DORNBUSCH, Corriere della Sera del 20/05/2000
L'Italia sta vivendo un breve periodo di calma tra la crisi del bilancio dello Stato appena superata e quella che verrà. La creazione dell'Unione monetaria europea ha abbattuto notevolmente i tassi di interesse italiani evitando in questo modo quello che nel tempo si sarebbe sicuramente trasformato in un problema irrisolvibile di debito pubblico. Si tratta però di una calma che non giustifica manovre finanziarie indolori.
La tendenza demografica futura porterà, nell'arco di un decennio o due, a un'altra crisi.
Sembrerebbe un futuro lontano ma, a meno che non si affronti subito la questione, si tratterà di una crisi globale enorme, le cui dimensioni si possono capire da uno studio pubblicato recentemente sull'American Economic Review. Sul caso Italia, i ricercatori concludono che anche solo per lasciare le generazioni future con lo stesso fardello fiscale di oggi necessita uno qualsiasi dei seguenti interventi: un taglio immediato del 49 per cento delle spese correnti dello Stato o di un 13 per cento dei trasferimenti dello Stato; un aumento dell'11 per cento del complesso delle tasse o un aumento del 28 per cento delle imposte sul reddito.
Questi sono aggiustamenti formidabili da attuare immediatamente e, com'è ovvio, non si verificheranno. La conclusione è che saranno le generazioni future a doverli compiere: questi e altri ancora.
L'Italia sta caricando i giovani di pesi sempre più gravosi.
Oggi accanto alla diabolica struttura dello stato italiano composta da Stato, Regioni, Province, Comuni, già di per sé funzionalmente ridondante quindi inefficiente per definizione, soffriamo di un salasso economico insopportabile per il loro mantenimento. 
Non dimentichiamo poi che oggi e domani dovremo mantenere anche la nuova e sempre più articolata struttura europea in sovrappiù.
Un cordiale saluto
G. Losio
In allegato il link alla prima pagina della mia trattazione in internet all’indirizzo:
http://www.losio.com/100citta/
Il Giornalista Gianfranco Fabi risponde
-----Messaggio originale-----
Da: Fabi Gianfranco [mailto:gianfranco.fabi@ilsole24ore.it]
Inviato: giovedì 5 ottobre 2000 19.00
A: 'xxxxx@xxxxx.xxx'
Cc: 'zapping@rai.it'
Oggetto: R:Grazie Sig. Forbice
Caro ing. Losio, anzi caro concittadino (Lei vive e lavora a Varese, io "abito" a Varese, ma lavoro nella capitale lombarda dove sono costretto a vivere per la maggior parte della settimana. Peraltro condividiamo anche la passione per la moto, anzi per la Bmw, anch'io ho una 1100 boxer). La ringrazio innanzitutto per la sua documentatissima lettera che il dr. Forbice mi ha gentilmente trasmesso e che ho letto con piacere, così come con piacere ho apprezzato il suo intervento alla trasmissione Zapping. La mia risposta in quella sede, per necessità breve e didascalica, voleva soprattutto aggiungere alcuni elementi dal punto di vista storico, ma con l'ottica di restare sulla concretezza delle cose da fare, concretezza che molto spesso manca nelle discussioni politiche italiane.
Con più calma, quale è possibile in questa occasione, vorrei sottolineare come mi sembra del tutto irrealistico nell'attuale situazione italiana contrastare lo sviluppo di un federalismo su base regionale. Mi appare molto più costruttivo discutere e operare perchè questo federalismo sia funzionale all'efficacia dell'azione politica e quindi possa svilupparsi nell'ottica di un compiuto principio di sussidiarietà. Lei cita Cattaneo, ma proprio guardando alla realtà lombarda mi sembra che i problemi delle comunicazioni, delle strade, della cultura abbiano il loro centro a Milano e non certo, purtroppo, a Varese o a Brescia. Il riferimento alle squadre di calcio mi pare improprio: ci sono città che sono divise su due squadre, come Milano, Torino o Verona, mentre in Alto Adige si è avuto la fusione su scala provincial-regionale di Bolzano e Merano che ora giovano la la maglia SudTirolo. I punti riferimento ideali cambiano secondo le situazioni: a Milano mi sento un varesino, a Roma un lombardo, a New York un italiano, spero di non dover attendere di andare sulla luna per sentirmi un cittadino del mondo.
Proprio perchè sono perfettamente d'accordo con Lei che è necessario che la politica ragioni su tempi lunghi e quindi tenga conto degli effetti a lungo termine dei movimenti demografici e dell'evoluzione dei bilanci pubblici l'esigenza primaria mi sembra quella di rendere sempre più "leggero" l'apparato statale e sempre più efficienti i luoghi dove si esercita la funzione pubblica. In questa prospettiva mi pare che la provincia (soprattutto come struttura di rappresentanza politica con tanto di elezioni, consiglio provinciale, giunta e presidente espressione dei partiti) sia una struttura inutile mentre sono importantissimi i comuni e le regioni. Questo non vuol dire che non possa essere mantenuta una struttura amministrativa su base provinciale di talune funzioni (dai provveditorati agli studi gli uffici della motorizzazione) mentre altre (come gli uffici della leva che noi varesini troviamo a Como) sono già ora su base distrettutale e possono tranquillamente divenatare regionali.
E peraltro l'organizzazione regionale non impedisce che si formino aggregazioni di tipo transnazionale per attuare una promozione e una pianificazione che tenga conto dell'esigenza di affrontare alcuni temi guardano oltre i tradizionali confini.
Per concludere ritengo che la politica debba restare l'arte del possibile e quindi cercare di adattare il più possibile i movimenti in corso alle reali esigenze della popolazione. Spesso guardando al migliore dei mondi possibili rischiamo di dimenticarci della realtà su cui dobbiamo innestare, ognuno nel proprio ambito, la nostra responsabile azione politica e sociale.
La ringrazio per l'attenzione così come ringrazio Aldo Forbice, che ci legge in copia, per la sua cortese ospitalità. Il confronto tra posizioni diverse, con cortesia e civiltà, può solo contribuire a chiarirci le idee e a renderci, come spero, un po' più solidali nel nel nostro impegno.
Con i più cordiali saluti.
Gianfranco Fabi
PS. Complimenti per il suo sito internet che ho iniziato a sfogliare
e che ho già messo tra i miei bookmark.
G. L. precisa al Dr. Fabi, vicedirettore del Sole 24 Ore
-----Messaggio originale-----
Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: venerdì 6 ottobre 2000 6.43
A: 'Fabi Gianfranco'
Cc: Francesco Paolo Forti (E-mail); Giuliana Olcese (E-mail); Paolo Bonacchi (E-mail); 'zapping@rai.it,'
Oggetto: R: Grazie Sig. Forbice
Caro Dr. Fabi,
io sono bresciano, lei è varesino. I santi protettori di Brescia, Faustino e Giovita, vissero ai tempi dell'imperatore Traiano e furono perseguitati e torturati anche dai milanesi. Il loro patronato sulla città fu confermato ancora a causa di una visione dei due santi che combattevano a fianco dei bresciani contro i milanesi sotto la guida di Niccolò Piccinino (ironia dei nemici) nello scontro decisivo che fece togliere l'assedio alla città, il 13 dicembre 1438. Io appresi questo nella mia famiglia, da piccolo, mentre salivo le balze del Castello ricco di ricordi e di orgoglio cittadino da piazzetta Tito Speri, eroe popolare delle Dieci Giornate di quasi 400 anni più tardi, fino alla Torre Mirabella sulla sommità. E non dimentico il magnifico Leone di San Marco sull'architrave della porta principale di accesso al castello, lo stesso leone appare sui bastioni della cugina Bergamo.
"Brixia fidelis, fidei et justitiae", mi risuonava nelle orecchie la mia cara zia Laura. Il motto della città. Fu Venezia a riconoscere alla mia città questo marchio di fedeltà, ed ancor oggi Venezia dà un brivido, sintomo di appartenenza alla sua storia.
Varese è diversa mi creda, eppure siamo entrambi in Lombardia. I vigili scattano quando scorgono un veicolo di Milano in divieto, lo stesso capita o capitava a Milano. Tra parentesi entrambi i miei figli sono nati a Milano, clinica San Camillo di fianco al Pirellone, mia moglie è milanese (sono separato dal 1993).
Io ho attraversato per lavoro i corridoi del Pirellone negli anni 80 e 90, e mi creda ancora, la infamia del parassitismo regionale che passava attraverso gli imprimatur dei "socialisti da bere" cominciava a dare i suoi frutti. Non era esattamente nelle 24 ore successive alla introduzione della legge regionale, ma le piante, soprattutto quelle più velenose, preparano con cura il terreno, prima.
Quello che più mi indignava erano le sfilate di moda Armani delle segretarie nei corridoi tra nullafacenti mentre io, a casa, avevo umili varesotti, non varesini, perché lavoro ad Angera, che motivavo a lavorare con efficienza e ritmo che mi apparivano indiavolati al confronto. Un altro mondo, un senso di vuoto di desolazione di precipizio, ed ora non è cambiato nulla, anzi. Chiedo scusa, ma il nuovo centralismo regionale è già in marcia e i guai che ci posso arrivare da ciò sono inimmaginabili.
Qualche anno prima, da dipendente della Pirelli, il mio primo "amore" dopo la laurea, mi rendevo conto di quanto costasse alla Società quella struttura e quanto provvidenziale fosse stato, per le sue finanze, il successivo acquisto da parte della Regione.
Oggi un ragazzo, a Roma, con un computer puo' da solo tenere collegate 103 città in tempo reale e con uno scambio pressoché infinito di informazioni. Altri 103 ragazzi nelle 103 città collegate, possono tenere alo stesso modo sotto controllo i 103 comuni medi delle 103 città o province.
A che diavolo servono le Regioni! Mettiamo all'asta internazionale le loro infrastrutture e risaniamo il bilancio dello stato con uno smalto da far rabbrividire il mondo!
E smettiamo l'indecente farsa, immorale, infame, scusate il calore che mi sale da dentro, di porre sugli scudi la lotta alle pensioni per il risanamento dei nostri conti da macellai della finanza e della organizzazione e prima ancora della logica elementare. Io ho risanato società anche sulla pelle dei lavoratori e consentitemi questo sfogo che non è peregrino!
Le riporto la reazione dell'amico Bonacchi alla mia proposta, messa in discussione in un Forum del Movimento delle Riforme di Giuliana Olcese:
-----Original Message-----
From: Paolo Bonacchi [mailto:bonacchip@tin.it]
Sent: Wednesday, June 28, 2000 7:24 PM
To: federalismonline@egroups.com
Subject: [federalismonline] Risposta a Losio.
avevo chiesto un po' di tempo per pensarci. L'ho fatto. Sono perfettamente daccordo con te al punto che proporrò che questa tua idea di eliminare le Regioni (politiche), faccia parte del programma dell'Unione-movimento federalista- che è estremamente semplice. Si tratta di restituire la sovranità dello Stato ai cittadini mediante il cambiamento di 5 articoli della Costituzione: 1-71-75-135-138. In questo modo la Costituzione diventa Progressiva, cioè sempre corrispondente alla reale volontà della maggioranza degli aventi diritto al voto che sono in grado di modificarla a piacere. I cambiamenti che l'Unione propone sono tali da garantire ai cittadini il potere di farsi le leggi che li riguardano, come avviene in numerosi stati americani e nella
vicina Svizzera. Niente di più facile, una volta ottenuto questo, che fare un referendum legislativo di revisione costituzionale per l'eliminazione delle istituzioni regionali. Sono d'accordissimo sul fatto che il risparmio per i cittadini sarebbe incalcolabile in termini di tasse, e ci metterebbe in grado di aiutare effettivamente, e non con le solite ciance solidariste, i paesi del terzo mondo in cui ogni giorno migliaia e migliaia di bambini muoiono DI FAME. Ringraziandoti per l'ottima idea, avrò cura di diffonderla. P@olo
Aggiungo anche un disegno che ho pensato per semplificare la comprensione di alcuni aspetto quantitativi della mia proposta ad usum del cittadino normale:

In questi giorni sono in Fiera alla BIMU (Biennale Internazionale della Macchina Utensile, della Automazione e della Robotica). E' magnifico, in questo settore strategico per uno Sato l'Italia è terza al mondo, dopo Giappone e Germania! La Francia non si vede nemmeno o quasi. Sono i nostri imprenditori che fanno questo miracolo in faccia all'infamia degli intralci che la pubblica amministrazione non sa risolvere. Parlavo ieri con 'Amministratore delegato della maggiore industria di macchine utensili del Nordest. Per venire da Pordenone a Milano il viaggio è un incubo: Mestre un ingorgo irrisolto e vergognoso, Bergamo-Milano un tratto di strada infame. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti con gli occhi e con una smorfia "tirem innaz" altrimenti siamo rovinati....
Per scrivere queste poche note mi sono alzato alle 5,30, mezz'ora prima del solito, ora devo prendere la strada di Milano.
Perché non viene a trovarmi in BIMU: padiglione 17/II stand C15? Noi, lì, siamo fieri di essere italiani!
Un saluto
G. Losio
www.losio.com
Il Dr. Fabi precisa a sua volta
-----Messaggio originale-----
Da: Fabi Gianfranco [mailto:gianfranco.fabi@ilsole24ore.it]
Inviato: lunedì 9 ottobre 2000 20.08
A: 'xxxxx@xxxxx.xxx'
Oggetto: R:Grazie Sig. Forbice
Caro ingegnere, la ringrazio per la sua risposta anche se sinceramente mi spiace averle rubato un'ora di sonno.
I problemi di cui discutiamo sono certamente importanti e appassionanti, ma purtroppo non hanno il carattere di priorità nell'agenda della politica italiana. Le rispondo solo ora perchè venerdì è stata per me una giornata molto intensa di attività e questo mi ha impedito anche di accettare il suo invito per la Bimu. Sabato e domenica invece mi sono goduto il sole tra il varesotto e il Canton Ticino (a proposito: apprezzo moltissimo il federalismo, oltre che le montagne svizzere anche perchè all'inizio della mia attività ho lavorato per sette anni a Lugano, al Giornale del popolo, e ho conosciuto a fondo e apprezzato i grandi vantaggi - non senza qualche piccolo difetto - di quella struttura federale che si basa comunque su secoli di storia).
Venendo a noi e alla nostra discussione mi sembra che ci sono molte cose di fondo che ci uniscono, in particolare la necessità di coniugare democraticità ed efficienza di governo, e poche che ci dividono, in particolare il ruolo delle province nella realtà italiana. Ebbene da un punto di vista del tutto teorico, cioè se si trattasse di ridisegnare a tavolino, ripartendo da zero, la geografia istituzionale italiana sarei sicuramente d'accordo con lei nel considerare le regioni un'entità geografica, o poco più, e nel valorizzare province e soprattutto comuni. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, non siamo in questa condizione: dobbiamo fare i conti con la realtà politica, con la realtà delle cose possibili che sono anche molto diverse da quelle ideali. Ebbene nell'attuale situazione italiana mi sembra, mi permetta, una perdita di tempo una battaglia anti-regionale. La possibilità di tornare agli anni 50/60, quando le regioni erano solo sulla carta (costituzionale) è pressochè nulla. Se crediamo che la politica sia ancora l'arte del possibile dovrebbe essere nostro compito non addentrarci nei confusi cammini dell'utopia, ma cercare di migliorare concretamente quello che possiamo migliorare. Non penso che la realtà regionale sia tutta da buttare, penso comunque che ci sia un grandissimo cammino da fare perchè le regioni siano efficienti ed economiche.
E nell'attuale conformazione istituzionale ritengo anche che proprio le province siano l'anello debole della catena istituzionale, anello debole soprattutto come assetto "politico". Cerco di spiegarmi: i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere circoscrizioni (nelle grandi città), consigli comunali, provinciali e regionali, parlamento nazionale ed europeo. Cinque, e in molti casi sei, livelli di rappresentanza politica (e quindi di presenza partitica) mi sembrano francamente eccessivi. La mia proposta quindi è quella di lasciare la provincia come ripartizione tecnico-amministrativa per alcuni settori (la scuola, le strade, le targhe automobilistiche e così via) togliendo la parte politico-partitica sempre più pletorica ed inutile.
Lei dice: usiamo il bisturi e aboliamo le regioni. E' una posizione certamente ammissibile, ma non tanto sbagliata, quanto a grandissimo rischio di improduttività.
Io dico: cerchiamo di essere realisti e diamoci degli obiettivi meno ambiziosi e forse per questo più realizzabili. Si tratta quindi di una valutazione di tipo essenzialmente tattico che si muove su piani differenti rispetto alle valutazione, peraltro importanti, di tipo storico e culturale.
Detto questo mi permetta alcune chiose: quanto a identità provinciale, anche la sua lettera lo dimostra, Varese è un caso di scuola: non per niente si distingue tra varesini e varesotti e il confine tra Como e Varese sembra tracciato da un topografo con il morbo di Parkinson. E anch'io sono un varesino d'adozione: mio nonno materno, da buon trentino, ha combattuto nell'imperial regio governo di Francesco Giuseppe mentre il nonno di mio nonno paterno ha combattuto con le truppe pontificie sconfitte dai piemontesi nel 1860 a Castelfidardo. Forse nel mio sangue è rimasto un po' di spirito antiunitario, ma soprattutto un rispetto per la buona amministrazione (e mi riferisco a quella austriaca non certo a quella del potere temporale).
Per concludere: se nelle prossime settimane viene a Milano e deve occupare le ore centrali della giornata sarei lieto di invitarla a colazione. Solo un favore: me lo faccia sapere con qualche giorno di anticipo. In attesa voglia gradire i più cordiali saluti.
Gianfranco Fabi
Commento finale (per ora) di G. L.
-----Messaggio originale-----Da: G. Losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: martedì 10 ottobre 2000 10.19
A: 'Fabi Gianfranco'
Cc: 'zapping@rai.it'
Oggetto: R: Grazie Sig. Forbice
Gentile dott. Fabi,
naturalmente lei esprime concetti molto chiari, e c'è molto realismo nelle sue argomentazioni, direi però, a mio modesto avviso, che forse manca l'oggettività.
Io la considero la massima virtù dei germanici. Io ne conosco un poco la lingua, ne ho studiato lo spirito dalla prima classe del liceo scientifico di Brescia, e forse prima dall'educazione della mia famiglia e ne vivo la realtà da oltre trent'anni con il mio lavoro.
L'oggettività, forse, la porterebbe ad avere meno paura (altro sentimento molto germanico) di una certo spirito utopico, che, in giuste dosi, può diventare l'anima della politica, che sa fare i grandi cambiamenti, facendo leva sul nervo scoperto della società, quello più problematico, ma entusiasmante perché onesto e poderoso, che è quello dei giovani nell'età ma soprattutto nello spirito. Io sono stato capo scout per molti anni e mantengo una certa "fanciullezza" ancora nel cuore.
Non si tratta di eliminare le regioni, si tratta di progettarle ex novo più tardi in un contesto europeo, in uno stato sano e forte come ci meritiamo, è nostro sacrosanto dovere, che divenga la nostra Italia.
Italia o non più, o non più solo Italia, dove le aree di Trento, Bolzano, Innsbruck ecc. possano trovare la loro giusta, logica amministrazione (scuole, politica della distribuzione delle acque ecc.).
Prevenendo nel modo più naturale e logico possibile riemersioni di fenomeni esasperati di localismo (il recente incontro degli amministratori dell'AA con gli amministratori di altre aree "irredente" quali quella del paese Basco è bene facciano pensare per tempo, prima di farci tutti eventualmente sommergere dalle reazioni impulsive più disparate, che spesso vanno contro la sana, e spesso semplice, logica politica).
Peraltro la regione europea "Euregio" , talora giudicata anticostituzionale, è da tempo attiva con un suo ufficio di rappresentanza a Bruxelles.
Giornale Alto Adige del 14 Agosto 1997 intervista al presidente della provincia Durnwalder. (ero in vacanza a Selva di Val Gardena).
.....Poi tratta della necessita' di trovare un dialogo con Trento, molto scombussolata ora da problemi politici locali, e del successo dell'Ufficio che la Provincia di BZ, quella di TN e il Tirolo hanno aperto a Bruxelles, questa iniziativa avversata inizialmente da Roma come anticostituzionale "va a gonfie vele".
"Un'accusa assolutamente infondata (quella di anticostituzionaliità n.d.r.) come dimostra la realta'. L'EUREGIO (questa Regione Europea TN+BZ+Innsbruck) e' invece una zona tranquilla dove le popolazioni vogliono confrontarsi e collaborare, ad esempio, sulla realizzazione dell'Universita', sulla formazione professionale, sull'ambiente (e' in via di realizzazione un depuratore sulla Drava, al confine italo-austriaco di San Candido) sui posti di lavoro, sull'industria e l'artigianato locale....."
Nello stesso articolo Durnwalder definisce poi "comico" il fatto che per modificare lo Statuto le proposte partano dalle Province ma poi debbano ricevere l'avvallo del Consiglio Regionale.
Quando i cittadini di Sondrio potranno discutere dei loro problemi con quelli di Coira, e quelli di Cremona con Reggio Emilia, non Sondrio con Cremona, che cosa c'entra?
Nel frattempo, via le regioni e avanti l'efficienza di una ristrutturazione dello Stato con il parallelo progressivo affermarsi del governo dell'Europa e l'estinguersi programmato del governo nazionale. Alla fine avremo l' Europa delle Regioni Unite, in parallelo con gli Stati Uniti d'America, ma nella nostra Europa.
E' lì che dobbiamo andare, prima ci attrezzeremo con consapevolezza a questo meglio sarà per tutti.
Intanto tenterò di dissuaderla dal considerare confusa la mia utopia.
La rimando alle mie proposte di emendamento al testo della Bicamerale da me presentate sul sito della stessa all'indirizzo: http://www.axnet.it/buvette/curiosando/propemen.html
Le sottopongo i testi della "Proposta Politica" e dalla "Missione e Strategia" del nostro progetto di riforma dello Stato in allegato.
Sarei lieto di risentirla
Un cordiale saluto
G. Losio
www.losio.com
Nota conclusiva
A me va benissimo che qualcuno voglia eliminare le province: se e’ un centralista e’ del tutto naturale, ma se si spaccia per federalista lo si puo’ smascherare in fretta, dicendo che pensare ad una Lombardia senza province e’ come immaginare una Svizzera senza cantoni. Dal punto di vista federalistico e’ un non-sense paradossale.  Dal punto di vista centralistico (nazionale o regionale) e’ perfettamente coerente.

A me va benissimo che qualcuno voglia eliminare le province: se e’ un centralista e’ del tutto naturale, ma se si spaccia per federalista lo si puo’ smascherare in fretta, dicendo che pensare ad una Lombardia senza province e’ come immaginare una Svizzera senza cantoni. Dal punto di vista federalistico e’ un non-sense paradossale. Dal punto di vista centralistico (nazionale o regionale) e’ perfettamente coerente.