2.1.1 Gambara (BS)
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Fonte: per gentile concessione di Massimo Ghirardi, aggiornamento del 31/12/2009:

Gàmbara
Geografia Sup. Kmq 31,13; alt. da m 37 a m 51 s.m.; frazioni: Corvione; ab. (gambaresi) 4.289; dist.Km 35; tel. 030; c.a.p. 25020.
Storia Nel sec.X apparteneva all'abbazia di Leno; nel 1154 entrò a far parte dei domini dell'episcopato bresciano. Fu poi di vari feudatari locali.
Arte La Parrocchiale, ricostruita nel XVI secolo, conserva un dipinto del Marone ('500).
Economia Fiera: «San Giuseppe» il 19 marzo; «San Gottardo» il 4 maggio; «San Salvatore» il 25 luglio; «Santa Lucia» la domenica successiva il 13 dicembre. Mercato: ogni sabato.
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NOTE STORICHE
La zona, che è sita tra il castellaro di Gottolengo e l'area della cultura di Remedello, fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano i reperti. Vi furono trovate anche tombe galliche, in una delle quali era un amuleto egiziano. Numerosi anche i reperti romani, tra i quali, rinvenuta nel 1972 sotto il sagrato della parrocchiale, un'ara cilindrica di Lucio Clodio. Sopravvivono leggende di una capra d'oro sepolta nella zona e sull'origine dell'odierna Gàmbara sulle rovine di Bodriaco, il "vicus" sulla via Postumia dove nel 69 d.C. Ottone, Vitellio e Vespasiano si contesero l'impero.
Dall'importante pieve di San Salvatore, costituitasi nel sec.VI al Corvione, dipendevano undici basiliche, ma l'importanza della frazione sub", fin dall'epoca barbarica e longobarda, la forte concorrenza del borgo che cresceva, sulla destra della Gàmbara, intorno alla cappella di Santa Maria della Neve.
Nel 766 i Franchi di Carlo Magno devastarono Gàmbara. Nel 936 l'abbazia di Leno, proprietaria delle terre, le dava in feudo alla famiglia discendente dal germanico Ancelao, meritevole di aver difeso il monastero durante le invasioni ungare. Tale famiglia prese il nome dal paese: Gàmbara. Risale a quell'epoca la costruzione del castello, che già nel Rinascimento era ridotto a semplice "casamento" e decadde ulteriormente nei secoli successivi.
Furono i monaci di Leno a iniziare la bonifica e, probabilmente, a fondare la cappella di San Pietro, che fu centro della crescita del nuovo villaggio, sul quale il vescovo di Brescia rivendicò a lungo la propria giurisdizione ecclesiastica, venendo a contrasto con l'abate di Leno. Nel 1154 alla dieta di Roncaglia Federico Barbarossa diede ragione all'abbazia di Leno (scontentando papa Adriano IV, che era a favore del vescovo Raimondo) e le accordò la giurisdizione sulle due chiese di Gàmbara: Santa Maria e San Pietro. Nel 1158 il Barbarossa incendiò il paese. Nel 1163 il vescovo Raimondo effettuò una visita pastorale dimostrativa alle due chiese. Così", e ancora fino alla fine del secolo, Gàmbara fu uno dei tanti teatri della lotta tra papato e impero per le investiture.
Alla decadenza dell'abbazia di Leno la famiglia Gàmbara divenne proprietaria di gran parte dei beni e per questo entrò in conflitto con Brescia, che aveva delle rivendicazioni. Nel 1237 il castello fu distrutto dall'esercito di Federico II, che qui e a Pralboino - dice la tradizione - prelevò i prigionieri che uccise poi a titolo dimostrativo sotto le mura della città. Nel 1258 i ghibellini, alleati con Ezzelino da Romano, sconfissero a Gàmbara i guelfi, facendo illustri prigionieri: il vescovo di Brescia Cavalcano de Salis, i podestà di Mantova e di Verona, il vescovo di quest'ultima città, l'arcivescovo di Ravenna.
I guelfi si vendicarono molti anni dopo (1319-20), radendo al suolo il castello e il paese e affermando la giurisdizione di Brescia sulla zona, per vendicarsi contro la famiglia ghibellina dei Gàmbara. Ma questa non cessò di acquistare potenza e nel 1371 tutte le terre di Gàmbara furono nelle mani di Federico Gàmbara, che acquistò altri mille piò e s'impadronì" della seriola Gambarella e del Redone per installarvi mulini e segherie.
Nel 1397 papa Bonifacio IX accordò a Federico Gàmbara il possesso dei beni dipendenti dal duomo e nel 1404 i Visconti lo esonerarono dalle tasse. Nel 1427, quando Carmagnola occupò il paese, i rappresentanti del comune giurarono fedeltà a Venezia. I Gàmbara mantennero il loro feudo. I gambaresi uccisero nel 1451 il conte Federico, ma i beni furono restituiti al nipote di questi, Brunoro, il quale nel 1464 cedette al comune il mulino sulla seriola in cambio di un ampliamento delle proprie terre.
Nonostante la fedeltà dei Gàmbara a Venezia durante l'occupazione del paese da parte del Piccinino (1438-41), Marsilio Gàmbara, che aveva avuto la giurisdizione sul territorio, dovette sopportare che il 10 luglio 1448 Brescia mandasse un proprio vicario. Il paese fu ancora occupato dai milanesi nel 1452. I nobili bresciani nominati vicari rifiutavano il più delle volte l'incarico, pur dovendo pagare un'ammenda, per evitare di scontrarsi con gli interessi dei Gàmbara. L'inizio del '500 vide numerosi passaggi di truppe: nel 1512 quelle francesi di La Palisse; nel 1513 il ritorno dei veneti con Bartolomeo Alviano; nel 1516 l'imperatore Massimiliano I e di nuovo gli imperiali nel 1529. Nel 1571 Lucrezio e Nicolò Gàmbara parteciparono alla battaglia di Lepanto contro i Turchi, con uomini del paese.
E' ricordata una contesa tra Gàmbara e Gottolengo, iniziata nella seconda metà del '500 e conclusa solo nel 1741 con l'intervento addirittura del Consiglio dei Dieci, per l'uso dell'acqua della seriola Gambarella. Nel 1610 il rettore veneto Giovanni da Lezze conta a Gàmbara 900 abitanti: "La maggior parte delle persone si sostentano col lavorar alla campagna, non essendovi traffici né edifici".
Dal 1620 al 1630, durante la guerra per il ducato di Mantova, Gàmbara subì le angherie delle truppe, in particolare spagnole e tedesche, che vi stazionarono. Nel 1630 la peste dimezzò la popolazione. Nel 1701-02, durante la guerra di successione spagnola, il passaggio degli imperiali di Eugenio di Savoia recò danni al paese. Nel 1800 il generale napoleonico Suchet pose il proprio quartiere a Gàmbara. Tra i gambaresi illustri si ricordano il notaio Giuseppe Allegri (1821-65), socio dell'Ateneo di Brescia, letterato. E Dante Cusi (1848-1932), che cercò fortuna oltre oceano e creò in Messico un'azienda agricola di 35 mila ettari. Donò a Gàmbara la casa di risposo.
IL NOME deriverebbe da quello della valchiria Gàmbara, sacra al popolo longobardo e che i longobardi veneravano in questi luoghi. Di qui ebbe origine la nobile famiglia Gàmbara. Corvione sembra si chiamasse in epoca romana Vernico, dal nome del proprietario "Varrone".
CENNI ARTISTICI
Chiesa dei Santi Gottardo e Lorenzo
in località Volte. La prima pietra fu posta nel 1494 dove probabilmente già esisteva un'altra chiesa. Fu ampliata nel 1819 e restaurata più volte fino alla ricostruzione, risalente al 1971.
Santuario della Madonna della Neve
a Corvione, edificato dal 1504 sul luogo dell'antica chiesa parrocchiale di Corvione. Nel 1836 e nel 1855 si trasformò in lazzaretto durante le epidemie di colera e nel 1859 in ospedale militare. Durante la prima guerra mondiale divenne deposito di cereali; fu restaurato nel 1928 e ancora in seguito.
Parrocchiale di San Pietro
ricostruita con una sola navata (prima ne aveva tre) alla fine del '500. Nel 1679 fu ampliato il coro; nell'800 la navata fu allungata di una campata. Contiene due acquasantiere del 1697, tele di Antonio Paglia e di Pietro Marone, un organo Tonoli (1880) impreziosito da una cornice barocca. Interessante la cantoria. Il campanile, ricostruito dopo una parziale demolizione nel 1559, fu in varie riprese abitazione di monaci, prigione, torre di vedetta ad uso delle guardie comunali.
Chiesa della Disciplina
costruita nel 1587, poi demolita e ricostruita nel 1766, più ampia e a croce greca. In tempi recenti è stata ridotta prima a palestra e poi a magazzino. Ultimamente, grazie al lavoro volontario di alcuni sensibili ed artisticamente educati cittadini gambaresi, è stata trasformata in museo parrocchiale, al quale famiglie del luogo hanno donato interessanti opere a disposizione della popolazione tutta.
Resti di palazzo Gàmbara
Rimane ben poco dell'edificio che si trovava nelle mura del castello: una sala principale e il soffitto a travi della cucina. Nel 1610 il Lezze descriveva il palazzo "già con le mura in parte ruinose", ricordandone "la porta con il ponte et anco la fossa attorno spianta".
Ex chiesa di Sant'Antonio da Padova
trasformata in abitazione. Fu costruita nel 1789 per volontà di Giambattista Gàmbara e vi si distribuiva il pane ai poveri.