ItaliadelleCentoCittMANIFESTO_img1.gif Italia delle Cento Città MANIFESTO Highest priority
 
Sul cammino dell'approfondimento, a partire dal 31/5/1997, ho incontrato, tra i numerosi altri:
  1. Aleksandr Nevskij (in russo: Александр Невский) film del 1938 diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn.
  2. Alexis de Toqueville, "L'ANTICO REGIME E LA RIVOLUZIONE"
  3. Altiero Spinelli, l Manifesto di Ventotene
  4. Amartya Sen, "IDENTITA' E VIOLENZA"
  5. Barbara Spinelli
  6. Carlo Cattaneo, "Per le Autonomie Locali" Le Patrie Singolari
  7. Carlo Cattaneo e Norberto Bobbio, "STATI UNITI D'ITALIA"
  8. Daniel Innerarity, "GLOBERNANCE"  La transformación de la política
  9. Emilio Fuccillo, "La Casta delle Regioni"
  10. Francesco Paolo Forti, Lugano, Federalismo delle 100 Città
  11. Gianfranco Pasquinio, "L'Europa in Trenta Lezioni"
  12. Gian Piero Orsello, "L'UNIONE EUROPEA"
  13. Giuseppe De Rita - Il Fedralismo sbagliato
  14. Giuseppe Turani, "LA NUOVA RAZZA PADRONA"
  15. Gustavo Zagreblelsky, "Il Federalismo e la Democrazia Europea"
  16. Hannah Arendt, "Sulla rivoluzione"
  17. Ian McEwan, '"Nel guscio" (Einaudi)
  18. Johann Wolfgang von Goethe, "Die Italienische Reise"
  19. John Stuart Mill, "Saggio sulla libetà" Le origini del liberalismo contemporaneo
  20. La grande spinta delle "piccole patrie" di Massimo Fini
  21. Lietta Tornabuoni
  22. Luca Ricolfi, "IL SACCO DEL NORD"
  23. Massimo Cacciari, "ANCORA SULL'IDEA DI IMPERO", Micromega 4/2002, pagg.185...196
  24. Matteo Perrini, "Filosofia e Coscienza - Socrate, Seneca, Agostino, Erasmo, Thomas More, Bergson" (my Mentor)
  25. Paolo Diacono, "STORIA DEI LONGOBARDI"  Gambara (my native village)
  26. Ralf Gustav Dahrendorf
  27. Roberto Marraccini - "Non è nel programma abolire le Province"
  28. Rudi Dornbush, MIT, Editorials selection
  29. Steve Jobs ai neolaureati di Stanford
  30. Wolfgang Pruscha, Düsseldorf-Padova, La Repubblica Federale di Germania
 
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Nolite Civitates Longobardorum tangere!
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MANIFESTO
sul
Federalismo delle Cento Città/Patrie Singolari
PROPOSTA POLITICA
Punti centrali:
  • Il federalismo è sostanzialmente equilibrio: equilibro economico, culturale e politico tra territori e dentro i territori medesimi.
  • Base di questo equilibrio è il Comune, come mattone fondamentale della vita democratica di ogni paese.
  • I poteri che i Comuni hanno nei paesi federali (USA, Germania e Svizzera) sono tre o quattro volte superiori a quelli dei Comuni italiani e lo stesso dicasi per l'autonomia finanziaria. Questo significa che il cittadino trova soddisfazione nella soluzione dei problemi rivolgendosi al Comune, non ad enti distanti. Scuole ed Ospedali, ad esempio, dipendono dai Comuni e così dicasi per l'assistenza agli indigenti, per la polizia, la protezione civile, per buona parte delle competenze in fatto di ambiente, per tutti i servizi alla persona e buona parte di quelli al territorio.
  • In questi paesi il Comune non è un organo amministrativo ma è un organo politico.
  • I compiti che, per complessità, non possono essere assunti dai Comuni, possono essere gestiti in maniera cooperativa (Consorzi) realizzando quella che è definibile come "cooperazione orizzontale".
  • I compiti che non possono essere assunti dai Comuni e dai Consorzi, possono essere gestiti da un organo superiore che abbia anch'esso una sovranità politica. Questo solitamente è lo Stato federato (Cantone/Stato/Land)
  • La dimensione del Cantone/Stato/Land dipende da fattori storici, economici, politici e geografici.
  • In tutti i paesi federali sono presenti realtà molto piccole e molto grandi (relativamente alle dimensione di ognuno) ma è un dato di fatto che più piccolo è un territorio, meglio è amministrabile e gestibile.
  • La distribuzione dei compiti tra i Cantoni/Stati/Länder ed i Comuni non è fissa (come con il decentramento) ma varia di luogo in luogo a seconda della realtà organizzativa, della storia, della cultura e della economia locale.
  • Questi due organi (Comune e Stato Federato) realizzano una "cooperazione verticale".
  • Assieme, questi due organi politici, assolvono tra il 50% ed il 70% dei compiti complessivi dello Stato e tutti quelli di gestione.
  • Allo stato federale, snello e leggero, competono attività di indirizzamento, sostegno, controllo e coordinamento.
  • Molti dei compiti federali vengono poi affidati alle sovranità locali, come se fosse un paese decentrato. In questo caso solitamente la federazione rimunera il servizio reso localmente.
  • A parte questa rimunerazione, ogni sovranità provvede con finanze proprie ai suoi compiti, salvo meccanismi perequativi di basso rilievo.
  • Tra Cantoni/Stati/Länder si attua la cooperazione orizzontale in tutti i settori in cui essa è proficua ed esiste competizione in economia e nella individuazione di soluzioni originali ed innovative.
  • Tra Federazione e Cantoni/Stati/Länder esistono forme di cooperazione verticale, diverse in ogni paese ma solitamente legate alla struttura del Senato a rappresentanza territoriale o ad esso correlate.
Il risultato in termini politici ed economici per un paese federale è una grande stabilità e governabilità. Ciò è dovuto alla sommatoria delle stabilità e governabilità locali, a loro volta dovute dagli equilibri locali in fatto di economia, cultura e politica.
Un aspetto non trascurabile degli equilibri federali è l'assenza di disparità economiche al loro interno. Sia USA che Germania e Svizzera hanno infatti bassissime differenze economiche tra i loro membri (assolutamente non paragonabili a quelle italiane e francesi)
Le basse differenze interne giustificano anche l'assenza o lo scarso rilievo dei meccanismi perequativi tra Cantoni/Stati/Länder (perequazione finanziaria orizzontale e/o verticale).
E' chiaro che la Germania post riunificazione ha ora divari altissimi al suo interno ma il fatto che in sei anni il divario est-  ovest sia dimezzato (cosa mai accaduta in 100 anni di storia italiana) è un punto a favore del modello federale come risolutore dei problemi geo- economici.
Se questo è il modello che pensiamo di voler ottenere (pensando soprattutto al secolare problema del Sud) il federalismo va inteso non come alchimia istituzionale (o come inseguimento dell'elettorato leghista) ma proprio obiettivo strategico per l'Italia.
Per raggiungere tale obiettivo strategico occorre usare, come metodo di soluzione dei problemi, i principi chiave del federalismo:
Sussidiarietà, cooperazione, competizione e solidarietà
Per ottenere ciò il metodo finora usato, quello di pensare ad un graduale spostamento di funzioni e compiti dallo Stato alle Regioni, è deleterio e nulla ha a che vedere con il federalismo.
Occorre invece agire su piùfronti:
  • Delegificare (La Germania ha circa 4'000 leggi. La Svizzera meno di 1'000)
  • Eliminare enti inutili e fuori dal controllo democratico dei cittadini (ANAS/ASL...) assegnando quei compiti agli organi più vicini ai cittadini. In pratica eliminare il 99% dei 119'000 "soggetti decisori" che il CENSIS ha segnalato in uno suo studio e che agiscono come un freno a mano gigantesco allo sviluppo economico e democratico del paese.
  • Assegnare compiti partendo dal basso e non dall'alto, dando una occhiata alla esperienza dei paesi federali ed in particolare modo a quella del Ct. Ticino, dove il federalismo è realtà di tutti i giorni dall'inizio del secolo scorso ed è portato avanti e sostenuto positivamente da una popolazione di lingua e cultura italiana.

Una particolare evidenza va data al terzo punto. Se costruissimo uno stato decentrato partendo dall'alto, assegnando poteri prima alle Regioni, poi alle Province, poi ai Comuni, otterremmo un risultato molto diverso che se invece procedessimo nell'ordine opposto, che poi è quello sussidiario/federale. I due risultati finali non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro ed hanno gradi di efficienza/efficacia molto diversi.
Partendo dal basso ed usando correttamente sussidiarietà e cooperazione, le regioni sarebbero perfettamente inutili e potremmo risparmiare un bel po' di soldi ed avere uno Stato più snello. Infatti Comuni e Province (ed il caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano sta a dimostrarlo) possono tranquillamente gestire tutti i compiti che oggi sono assegnati alle Regioni.
I piccoli Cantoni svizzeri hanno compiti di molto superiori agli attuali compiti regionali e superiori perfino a quelli che la Bicamerale aveva previsto per le Regioni anche nelle versioni più spinte e "federaliste". Addirittura molti compiti che in Italia sono regionali, sono in Svizzera assegnati ai Comuni, i quali vi assolvono perfettamente ed assai meglio.
Il problema non è la dimensione (maggiore la dimensione, maggiori i compiti) ma esattamente il contrario:
  • minori le dimensioni e minori saranno i problemi a gestire una determinata materia,
  • minori saranno anche i costi,
  • maggiore sarà la rapidità della soluzione del problema e la soddisfazione del cittadino.
Per chi è abituato a sentir parlare di "economie di scala" l'affermazione suona strana, ma una occhiata ai compiti dei comuni e del cantoni svizzeri (anche fermandoci alla parte italiana della Svizzera) ed ai bilanci consuntivi, dimostra proprio che nelle realtà più piccole ci sono i costi minori ed i servizi migliori. Inoltre sommando i costi dei tre livelli (comunale, statale e federale) otteniamo un totale proporzionalmente inferiore a quello italiano.
Se tra Comuni e Province ci fossero problemi c'è appunto il principio di cooperazione (ad esempio tra Province di uno stesso bacino) che mette in grado anche piccoli territori di operare con successo in un numero incredibile di campi. Ecco che le Regioni potrebbero allora essere pensate come un elemento federativo di Province, anche su scala più grande dell'attuale.
Queste Regioni, o Macro Regioni, sarebbero a loro volta elemento del federalismo europeo, non certo di quello italiano.
A nostro modo di vedere c'è sempre stata in Italia questa confusione di ruoli.
La regione deve diventare, opportunamente dimensionata, il mattone dell'Europa.
Il federalismo italiano è invece basato, per essere solido e per rendere solido quello europeo, sui Comuni e sulle Province.
Se questo è un obiettivo auspicabile, per renderlo credibile ed attuabile serve poi un progetto esecutivo, che trasformi il "cosa vogliamo" in "come lo facciamo" ma questo è un tema tecnico- politico che possiamo affrontare solo dopo che si sia definito bene cosa fare.
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Gastone Losio, dirigente industriale, Angera, VA, I - Francesco Forti, funzionario cantonale svizzero, Bellinzona, TI, CH
23/06/98
 
Aggiornamento di Francesco Forti, Agosto 2013
Un decennio fa l'Italia ha realizzato alcune riforme "in senso federale" e poi si èfermata. Ancora oggi siamo a metà strada, né carne né pesce, nella situazione peggiore, come quando ci si ferma in mezzo ad un fiume e sta arrivando maltempo. Abbiamo ancora tutti i difetti della precedente situazione centralizzata e nessun vantaggio concreto. Ora si tratta di passare dal "senso" federale, alla sostanza. Non possiamo stare in mezzo al guado: dobbiamo finire il viaggio ed arrivare dall'altra parte.
Stato attuale
Possiamo definirlo così: un pizzico di autonomia in più ma sostanziale irresponsabilità della spesa. Lo abbiamo visto nei recenti scandali delle spese pazze a livello regionale. L'attuale sistema di finanza centrale redistribuita comporta sprechi in alcune zone, soprattutto a livello regionale, e carenze di risorse in altre, soprattutto nei piccoli centri. Il sistema di costi standard èun miglioramento ma è ancora figlio di una mentalità centralizzata ed è ancora distante dal vero federalismo fiscale.
Il federalismo che vogliamo
Per ora abbiamo visto solo tentativi di imitare il federalismo degli altri, tramite pallide simulazioni ed usando la politica dei piccoli passi di avvicinamento. È ora di affrontare la realtà: non si può volere a parole il federalismo e limitarsi alle imitazioni. Chiediamo quindi un federalismo vero, costruito attorno alle scelte locali dei cittadini ed attorno ad alcuni punti fermi:
1.  Occorre ridistribuire i compiti dello stato ai vari livelli di governo, centrale e locale, seguendo le best practices dei paesi federali. La suddivisione attuale è ancora troppo centralistica.
2.  Per il benessere di tutto il Paese, e non di una parte sola come ora, è importante che ogni territorio sia autogestito con responsabilità ed autonomia, sulla base di regole costituzionali chiare.
3.  Ogni territorio deve essere autonomo nella raccolta tributaria necessaria alle spese di gestione. Basta con la finanza distribuita.
4.  Fondi di perequazione che aiutino i territori meno dotati di risorse saranno previsti solo per gli investimenti e non per la gestione corrente.
5.  Ogni livello di governo di cui i cittadini vorranno dotarsi, avrà una sua raccolta tributaria. I Cittadini quindi pagheranno imposte allo stato centrale, per le sue spese, così come ai comuni ed ogni livello intermedio che vorranno avere tra livello nazionale e comunale. Non saranno ammessi livelli di indebitamento locale superiori a soglie percentuali fissate costituzionalmente.
6.  Il progetto di federalismo fiscale individuerà quali imposte verranno assegnate ai vari livelli per garantire gettito, senza sovrapposizioni e senza trasferimenti. Ogni livello, anche quello nazionale, determinerà per legge le imposte dirette, le suealiquote e le sue fasce di esenzione in funzione del gettito di cui ha bisogno senza potere di decisione sulle aliquote degli altri livelli.
7.  Un solo livello tra i tanti (e quale debba essere lo decideranno i cittadini lì residenti) sarà quello "statale" che diventa membro a tutti gli effetti della federazione e manderà rappresentanti ad un Senato Federale, come avviene nei paesi federali. Questo livello statale, sarà dotato dei tre poteri: Esecutivo, Legislativo e Giudiziario, definiti in una Costituzione locale, approvata dal parlamento nazionale, e di una forza di Polizia.
8.  Questo livello statale avrà la sovranità al suo interno, determinando stipendi e criteri di assunzione della PA ed emanando le norme che regolano l'autonomia comunale.
9.  Non si parlerà più di "Enti amministrativi" ma di "Sovranità". La Sovranità sarà dei cittadini e dei territori (Stati Membri). Mai deve accadere che il livello nazionale agisca sulle imposte locali, abolendole o inasprendole.
10.La decisione di cambiare l'assetto istituzionale non sarà più esclusiva del solo Parlamento nazionale ma vedràpartecipi anche Popolo e Stati Membri (referendum costituzionale obbligatorio).
Una Road Map
Non basta elencare quello che vogliamo, come semplice declamazione di un mondo dei sogni. Occorre trasformare tutto questo in progetto e renderlo operativo, quando e se saremo al governo.
I passi da fare per noi sono i seguenti:
1.  individuare le competenze che vengono assegnate in modo esclusivo al livello federale
2.  individuare le competenze concorrenti (su cui c'è gestione condivisa e concordata) tra livello federale e livello "Stato Membro"
3.  chiarire che tutto quanto non previsto nei due punti precedenti è di competenza esclusiva dello Stato Membro, il quale dovrà decidere come gestire il compito. O da solo o tramite strutture interne (comuni, distretti) oppure anche cooperando con altri Stati Membri
4.  individuare una distribuzione di titolarità di imposte (non di gettito) da assegnare al livello federale ed agli Stati Membri
5.  rendere pubblico il progetto e discuterlo luogo per luogo, modificarlo con la popolazione, attraverso un processo di confronto e di creazione del consenso, finalizzato all'autodeterminazione delle giurisdizioni che vorranno essere "Stato Membro" sulla base della consapevolezza dei compiti da gestire e delle risorse fiscali a disposizione
6.  dare validità all'autodeterminazione attraverso referendum locali, stabilendo prima come si risolvono gli eventuali conflitti
7.  approvare la nuova Costituzione Federale in parlamento e chiederne l'approvazione dei cittadini
8.  ogni futuro stato membro predispone la sua road map
9.  stabilire una procedura esecutiva a tappe per cui ogni stato membro, quando è pronto, accede al sistema federale
10.stabilire le procedure per chi è in ritardo rispetto al punto 8 e 9, oltre il limite stabilito
Dati questi punti, alcune giurisdizioni già abituate all'approccio dell'autonomia e della responsabilità, pensiamo alle due province autonome di Trento e Bolzano, Aosta ed altre realtà, potrebbero essere pronte in meno di due anni. L'intero processo potrebbe durare 5 anni, con gli ultimi Stati membri.
Nei primi 100 giorni di governo questa road map deve essere predisposta nei dettagli dall'esecutivo, almeno per i punti fino al 4, compreso. Entro sei mesi deve essere predisposto il testo costituzionale (senza approvarlo) e si deve iniziare il confronto dal basso, da cui scaturiranno le eventuali modifiche. Entro un anno ci potrebbero essere i primi referendum locali. Entro due anni l'approvazione della Costituzione, la modifica o l'abrogazione di tutte le leggi in contrasto con il nuovo assetto federale e l'ingresso operativo dei primi membri.
 
MISSIONE E STRATEGIA
OBBIETTIVI-STRATEGIA-FORMA DELLO STATO
L'Italia è un Paese con una Missione da compiere nel consesso delle Nazioni:
rispettare gli impegni morali e materiali presi dal nostro Paese. Per adempiere a questa missione il Paese si deve adeguare alle esigenze necessarie per convivere democraticamente nel consesso delle Nazioni.
1. OBIETTIVI
  • Il Mezzogiorno, da indirizzare strategicamente verso la valorizzazione delle potenzialità agricole, turistiche, culturali, per farne il luogo di ricreazione per tutta l'Europa continentale.
  • L'etica nella vita civile, dove occorre affrontare e risolvere i problemi della malavita organizzata nelle sue diverse forme e nei diversi contesti nei quali alligna e si dirama.
  • Il livello di vita degli abitanti dell'Italia, il quale non deve essere inferiore al livelli di povertà per almeno il 90% dei residenti da almeno 3 anni.
  • L'Italia in Europa, da ricollocare con adeguato peso morale politico economico.
 
2. STRATEGIA
Per raggiungere questi scopi il Paese si deve rinnovare nella sua forma di Stato, nella sua struttura politica, amministrativa e giuridica.
  • Forma-Stato
    Sistema di governo di Repubblica Federale
  • Struttura Politica
    Un chiaro indirizzo verso il bipolarismo
  • Struttura Amministrativa
    Amministrazione indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli più alti che culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali (Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica federale).
  • Struttura Giuridica
    L'amministrazione della giustizia, inclusi tutti i servizi di pubblica sicurezza, anch'essa indirizzata dal livello più basso degli enti territoriali tramite la partecipazione del popolo sovrano verso i livelli piu' alti che culminano nel governo federale e le sue istituzioni costituzionali ( Camera, Senato, Presidente/Primo Ministro e struttura giuridica federale).
 
In particolare riteniamo opportuno sottolineare l'importanza di una nuova forma federale dello Stato per il raggiungimento degli obiettivi.
3. FORMA DELLO STATO
L'Italia sulla scorta delle esperienze delle sue realtà locali, si dà una struttura federale in tre livelli:
  • Stato
  • Realtà locali delle 100 Città/Patrie Singolari
  • Realtà locali dei Comuni
 
Ciascuna realtà con specifiche e non ridondanti competenza politiche, amministrative ed autonome fonti di finanziamento.
Da questo scaturisce che:
  • Chiediamo una Repubblica Federale perchépiù livelli di governo rappresentano una maggiore garanzia di democrazia e di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
  • Chiediamo una Repubblica Federale perchériteniamo che la cooperazione tra territori dotati di ampia autonomia politica, amministrativa e finanziaria, sia la base del rilancio economico del Mezzogiorno e la fine dei forti divari economici nazionali.
  • Chiediamo una Repubblica Federale in cui il governo locale del territorio sia, con i Comuni, la base del vivere comune ed il centro della vita politica della nazione.
  • Chiediamo una Repubblica Federale perché solo così può essere veramente attuato il principio di sussidiarietà, principio che affida le competenze alle sovranità politiche partendo sempre da quelle più vicine ai cittadini.
  • Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni sovranità sia autonoma nel finanziamento delle attivitàdi sua competenza ed in cui la solidarietà sia sempre presente per compensare i forti squilibri attuali.
  • Chiediamo
  • Chiediamo una Repubblica Federale in cui ogni sovranità, locale o centrale, veda equamente rappresentati i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
 
I promotori:
Gastone Bianchi/USA +
Giovanni Baruzzi/D
Francesco Forti/CH
Gastone Losio/I
 
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