LaCasadellaPace_img1.gif La Casa della Pace
Oratorio dei Padri della Pace
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Altare maggiore: La presentazioneal tempio di Pompeo G. Batoni
Sorta a partire dal 1720 per volontà dei Padri Filippini, la chiesa di Santa Maria della Pace è una delle più riuscite e convincenti espressioni dell'architettura religiosa settecentesca in Brescia e si è proposta, da subito, come modello per gli edifici ecclesiastici costruiti in seguito, in una stagione di grande rinnovamento culturale promosso dal cardinale Angelo Maria Querini, al tempo vescovo della città. Il progetto è dell'architetto veneziano Giorgio Massari, che costruì un edificio di linee armoniose e classicheggianti all'interno, caratterizzato all'esterno dalla grande e slanciata cupola, sulla quale nell'Ottocento è stata posta una statua dorata della Vergine, eseguita dallo scultore Gian Battista Carboni, crollata nel 1848 durante un nubifragio e ricollocata poi sulla lanterna della cupola.
E' rimasta invece incompiuta la facciata che, sulla stretta via, guarda il prospetto del settecentesco Palazzo Uggeri, e della quale si conserva un progetto presentato nel 1837 dall' architetto bresciano Luigi Donegani.
La decorazione interna della chiesa, che risponde con grande unità al progetto del Massari, comprende gli illusionistici affreschi monocromi dei pittori bolognesi Giovanni Zanardi e Francesco Monti e le sette pale d'altare tra le quali spiccano le due tele del toscano Pompeo Batoni (La presentazione di Gesù al Tempio e San Giovanni Nepomuceno davanti alla Madonna col Bambino) e quella del veneziano Giambattista Pittoni (San Carlo Borromeo venera la Madonna col Bambino).
Nell' interno le 32 grandiose colonne di marmo rosso provengono da una cava «esaurita» di Botticino.
Dello scultore Antonio Callegari : «S.Giovanni Evangelista», «S.Giacomo», le figure allegoriche «Fortezza e Temperanza» poste sulla cimasa dell' altare di S.Giovanni Nepomuceno.
La chiesa vanta un prezioso organo (recentemente restaurato e ricomposto nella sua disposizione originaria) costruito da Angelo Amati nel 1854.
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Il cortile d'onore della Casa della Pace
(Gentile concessione Banca S.Paolo)
Il palazzo, che ha la sua fronte su via della Pace, fu costruito intorno alla metà del XV secolo a pochi passi della torre della Pallata, come residenza cittadina di Bartolomeo Colleoni, famoso capitano della Serenissima. Alla morte del capitano fu lasciato alla figlia Caterina, sposa del conte Gaspare Martinengo di Padernello, anch'egli uomo d'arme. La vasta dimora fu poi acquistata nel 1684 dai Padri Filippini, che vi si trasferirono in breve giro di anni, modificando l'edificio ed adattandolo al nuovo uso conventuale. Dalla porta d'ingresso (al numero 10 di via Pace) si accede ad un cortile porticato, con sovrastante loggiato ad archi acuti, che è parte della corte d'onore del fastoso palazzo signorile. Anticamente, le pareti esterne della corte erano decorate con un interessante ciclo di affreschi, tardo quattrocenteschi, di gusto cortese, raffiguranti uomini armati e dame, di cui si conservano alcuni frammenti "strappati" all'interno della loggia al primo piano. I soffitti del portico a pianterreno e della galleria soprastante sono a travi lignee con tavolette dipinte a figure umane, animali vari e stemmi del Colleoni. Nel vasto salone, che è dedicato al cardinal Giulio Bevilacqua ed ospita la ricca quadreria dei Padri Filippini, è un bellissimo soffitto ligneo con grandi travi, molto lavorate, ornate su ciascun lato da quindici tavolette raffiguranti, all'interno di finte architetture, personaggi illustri, guerrieri, dame e simboli zodiacali, che costituiscono un repertorio, unico in Brescia, del costume, della moda e delle armature in voga nella seconda metà del XV secolo. Sul lato occidentale, il palazzo ha un altro antico porticato con capitelli lavorati, che si apriva verso il giardino.
Cenni di storia della Pace, storia che annovera:
Papa Giovanni Battista Montini; 

Padre Giulio Bevilacqua,
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Padre Confessore di Paolo VI, Cardinale Parroco della periferia operaia bresciana di Via Chiusure, è stato padre conciliare nel Vaticano II, contribuendo a stilare la Costituzione De Sacra Liturgia approvata nel 1963.
Ai suoi funerali, morte avvenuta il 6 maggio 1965, con traslazione della salma dalla navata maggiore alla cripta della Chiesa della Pace, fui uno dei giovani che portarono la bara.
Padre Ottorino Marcolini,
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Nella foto Paolo VI benedice la prima pietra di un villaggio della "Famiglia" tenuta tra le mani da P. Marcolini
ingegnere che progettò e costruì i "villaggi Marcolini" noti in numerose città italiane, che consentirono il trasferimento "morbido", a misura d'uomo, di migliaia di famiglie di immigrati dalla campagna nei centri urbani nell'ultimo dopoguerra;
Ricordo di Padre Marcolini di MARIO RIGONI STERN:
«Un giorno venne a celebrare la messa nella nostra baracca. Nel silenzio vastissimo, le sentinelle vigilavano con le armi puntate. Vedete – disse il Padre al Vangelo – noi siamo qui circondati da reticolati, con una fame da lupi, prigionieri di quelli che fino a ieri erano i nostri alleati, e insieme ai prigionieri russi che fino a ieri erano i nostri amici. Da mesi non abbiamo notizie da casa e malgrado tutto ci sentiamo spiritualmente più liberi di quei soldati che da lassù ci puntano le armi contro... Dopo di che lesse il discorso della montagna, delle Beatitudini... Beati coloro che soffrono che saranno consolati».

Padre Luigi Rinaldini, il mio padre preferito, forte combattente delle Fiamme Verdi, suo fratello "Emi" Rinaldini fucilato a Belprato in Valsabbia.
"Emi" (Emiliano) Rinaldini nacque il 19 gennaio del 1922, a Brescia. La sua educazione si sviluppò seguendo un percorso profondamente religioso. Frequentò l'Istituto magistrale Gàmbara. Nel 1940 fece parte della redazione di "Scuola Italiana Moderna" e collaborò alla rivista "Pedagogia e Vita". Aderì al movimento clandestino ciclostilando e diffondendo volantini che invitano la popolazione alla resistenza. Nell'ottobre del '43 fece, insieme a tanti altri giovani italiani, una scelta di resistenza: «Per il mio domani, italiano o morto in mano ai tedeschi; assolutamente mai al loro servizio...». Si impegnò nella ricerca di viveri per le formazioni di montagna. Nell'aprile del '44 salì in montagna, sopra Bovegno, in Valtrompia, portandosi poi nella zona di Pertica Bassa, dove parteciapò all'organizzazione del gruppo S4, che aderì alla brigata "G. Perlasca" delle Fiamme Verdi.
Vice comandante del gruppo S4, Emi partecipò, ad azioni alle miniere di Collio, alla caserma di Vestone e alla centrale idroelettrica di Vobarno. Il 12 febbraio '45 i partigiani si fermarono per la notte nelle case e nelle stalle di Odeno di Pertica Alta. All'alba le milizie fasciste accerchiarono la zona e imposero la resa incondizionata. Rinaldini, col coraggio dell'eroe, fuggì sparando e si trascinandosi addosso il nemico, mentre i suoi compagni riescirono a dileguarsi grazie a lui.
Emi fu catturato e portato al comando repubblichino di Idro, dove subì interrogatori e torture, ma senza rivelare nulla. Viene allora riportato in montagna nel tentativo di fargli rivelare nomi e nascondigli, ma invano. Venne allora trascinato fuori dall'abitato di Belprato e assassinato in località San Bernardo.
Il corpo, ritrovato il mattino dopo, fu ricomposto nel piccolo cimitero montano, dove il 13 febbraio si svolsero i funerali. Sul tronco dell'albero vicino al quale Emi Rinaldini era caduto, una mano ignota incise: «Qui uccisero un angelo della terra».
Padre Carlo Manziana, "il vescovo dei partigiani", Vescovo della Diocesi di Crema;

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Il monumento ai deportati
in piazzale Cremona. I cattolici antifascisti bresciani fin dall'ascesa di Turati avevano trovato un punto di riferimento nell'oratorio e nella Casa dei Padri della Pace, ed in particolare in padre Giulio Bevilacqua, costretto dai reiterati attacchi fascisti ad allontanarsi da Brescia nel 1928. Fin dai giorni immediatamente successivi all'8 settembre essi diffusero in città fogli clandestini. Uno dei più autorevoli fu, dal 1944, "Il Ribelle", nato per iniziativa di Teresio Olivelli e Claudio Sartori per commemorare Astolfo Lunardi ed Ermanno Margheriti, fucilati dai fascisti. Attraverso le formazioni appartenenti alle due divisioni partigiane delle Fiamme verdi, di ispirazione cristiana, il giornale venne diffuso in tutto il Bresciano. I socialisti svolsero importante attività sindacale antifascista, soprattutto all'interno delle fabbriche. Organizzarono anch'essi proprie formazioni partigiane, come la Brigata Matteotti. Le quattro Brigate Garibaldi, di ispirazione comunista, agirono soprattutto in Valsaviore e tra la Valtrompia ed Iseo. Dal 1943 si susseguirono combattimenti, arresti, fucilazioni e feroci rappresaglie dei nazifascisti, come quella dell'agosto 1944 a Bovegno, dove furono uccise quindici persone, o l'incendio di Cevo, in Valsaviore, nel luglio dello stesso anno. Tra il 26 ed il 27 aprile 1945 Brescia venne liberata: il Cln elesse nuovo prefetto il democristiano Pietro Bulloni. Molte sono le lapidi che nel Bresciano segnano i luoghi delle battaglie e della morte dei combattenti partigiani. In città, il primo monumento in memoria della Resistenza venne eretto, a vent'anni dalla liberazione, nei giardini di via Magenta. Seguirono il monumento all'interno del cimitero Vantiniano nel 1977, e, nel 1989, quello in piazzale Cremona, in ricordo dei deportati morti nei campi di concentramento nazisti.
LA PREGHIERA DEL RIBELLE
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Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la vittoria dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione.
Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi ed intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici delle Tua armatura. Noi Ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocefisso, nell'ora delle tenebre, quando più s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti. Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo, fa che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.
Tu che dicesti: "Io sono la resurrezione e la vita", rendi nel dolore all'Italia una vita generosa e severa. Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.
Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.
Teresio Olivelli
Arrestato a Milano il 27 aprile 1944 e tradotto alle carceri di San Vittore, in giugno è trasferito al campo di Fossoli, presso Carpi (Modena), sotto controllo delle SS. Sfuggito ad una esecuzione con una azione ardita, una volta ripreso le guardie lo percuotono brutalmente e viene trasferito al campo di Bolzano. Di qui in settembre l'invio a Flossemburg e, il primo ottobre a Hersbruck, i lavori forzati, l'annientamento. Olivelli non mangia per sfamare i compagni di prigionia, difende i loro diritti contro la prepotenza. Viene picchiato, insultato, deriso. In dicembre il suo corpo è pieno di piaghe e ferite, pallidissimo, ha sulle spalle ricurve una vanga ed un piccone. Un giorno, sorpreso ancora a sostenere la parte dei compagni, riceve un calcio nello stomaco e, in aggiunta, una gragnuola di gommate. E' il crollo.
Ai primi di gennaio del 1945, Olivelli è ricoverato in infermeria. Sente che la sua ora è venuta, si spoglia degli stracci che ha indosso per darli a un compagno. Affida a un dottore francese il compito di avvertire i genitori della sua fine. Il 12 gennaio, muore.
Nella sua ultima lettera aveva scritto loro:
"Voi siete il mio pensiero preoccupante. Voi e gli  amici e il profumo della mia terra - il mio anelito - la mia certezza..."
Teresio Olivelli è medaglia d'oro della Resistenza. È in corso la causa di beatificazione.
Esprienza Scout
 
1959, dicembre, Promessa Scout
Successivamente,
Capo Reparto BS I° Pontida,
Brevetto Internazionale di Capo Scout "Gilwell",
Responsabile Provinciale Branca E - Provincia di Brescia,
Consigliere Nazionale Branca E - Lombardia

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4-5-6- Novembre 1966
IV CONGRESSO NAZIONALE CAPI E ASSISTENTI ECCLESIASTICI DELL'ASCI
Città del Vaticano - Basilica San Pietro

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Campo Estivo 1968 Reparto BS1° "Pontida"
Val Codera (SO) - Area Rifugio Brasca - "Campo di volo e di sosta" delle "Aquile Randagie", II Guerra Mondiale.
Monumento ligneo semplice dedicato a John Fitzgerald Kennedy e a Martin Luther King
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Ottobre Novembre 1967 - Brescia Istanbul
a vent'anni

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San Juan de Furelos - Camino de Santiago de Compostela, 12/8/2011
Il Ringraziamento