La terza via
"New Labour, Clinton e D'Alema un solo progetto per il futuro"

INDICE degli articoli seguenti
  •     New Labour, Clinton e Ulivo un solo progetto per il futuro, La Repubblica, di Martin Kettle, 15/05/98
  •     La Sinistra e le cicale, Giorgio Ruffolo, La Repubblica, 13/06/98
  •     Ulivo il piano Blair Cliton, Sebastiano Messina, La Repubblica, 30/06/98
  •     Alleanza "planetaria" non è Utopia, Romano Prodi, ADN Kronos, 12/08/98
  •     Ecco perchè credo nel progetto Blair, Massimo D'Alema, La Repubblica, 10/09/98
  •     I nuovi apostoli della terza via, Ralf Dahrendorf, La Repubbica, 24/09/98
  •     Ma la terza via non è una sola, Ralf Dahrendorf, La Repubblica, 06/07/99
  •     La Sinistra in cerca della via smarrita, Ralf Dahrendorf, La Repubblica, 20/11/99
  •     I nipotini del Grande Progetto Smarriti nella pericolosa bonaccia europea, Barbara Spinelli, La Stampa, 21/11/99
  •     New Labour and Old Liberty: Four Comments on the Third WaY, Ralf Dahrendorf, Neue Zürcher Zeitung, 21/11/99
  •     SINISTRA UNA CRISI EUROPEA, Ralf Dahrendorf, La Repubblica, 13/05/00
        
Date: Sun, 08 Feb 1998 12:00:00 +0100
From: g. Losio <xxxxx@xxxxx.xxx>
Subject:Eccoci
Sono partito con Prodi con questo respiro.
Adesso vedo uno spiraglio concreto.
Non ho parole per descrivere il mio pensiero circa l'importanza di questo progetto partito da Blair e da un humus ulivista europeo.
Riporto alcuni passi dal Corriere di oggi:
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«partire da un'ideologia che leghi il Labour ai democratici americani ...con tutti gli altri partiti europei»
I tempi di questa nuova «sinergia» sono maturi: «Mi accorgo che parliamo tutti delle stesse cose. Noi del "centrosinistra" dobbiamo essere in prima fila per REALIZZARE CAMBIAMENTI SOCIALI NELL'ECONOMIA GLOBALE. Cambiamenti ai quali invece si oppongono sia la vecchia sinistra, sia la nuova destra»...«non ci saranno test di ammissione» per entrare nella nuova Internazionale, Blair ha elencato alcuni punti chiave del progetto: amministrazione stabile, riforma del Welfare, sviluppo del decentramento, internazionalismo. «Un discorso che seguiremo con molta attenzione» ha commentato Prodi, sottolineando la novità politica del progetto: «Si tenta di legare insieme strutture europee, americane e asiatiche».
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G. Losio
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La Repubblica di Venerdì 15 Maggio 1998
"New Labour, Clinton e Ulivo un solo progetto per il futuro"
Intervista di "Liberal" a Tony Blair
alla vigilia del G8: la "terza via", le riforme, la "Cool Britannia"
di MARTIN KETTLE
Pubblichiamo un estratto dell'intervista concessa da Tony Blair in esclusiva mondiale a Martin Kettle. È stata realizzata a Downing Street martedì 12 maggio e sarà pubblicata oggi dal settimanale Liberal.
Questo fine settimana la Gran Bretagna ospiterà a Birmingham il G8. Quali sono i principali obiettivi?
"È nostra intenzione delineare alcune direzioni chiave sugli standard finanziari e sul sistema finanziario internazionale. Questo sia per favorire una maggiore chiarezza e trasparenza sia per gestire al meglio gli effetti prodotti dalla crisi asiatica e assicurarsi che simili episodi non si ripetano. Riguardo al crimine internazionale speriamo che vengano approvati dei provvedimenti ad hoc che renderanno più semplice la lotta alla criminalità organizzata. Sull'ambiente noi sottolineeremo ancora, con forza, il nostro impegno a migliorare gli standard ambientali. E su altri capitoli, come il millennium bug, esporremo un ventaglio di proposte chiare".
Mi sembra che lei assuma come modello di riferimento per il New Labour l'esperienza di questa presidenza democratica negli Usa.
"Ritengo che i moderni partiti socialdemocratici europei e i partiti della sinistra abbiano molto cose in comune con i democratici americani. Questo non significa che si provenga da una stessa cultura politica o che non si attuino politiche diverse. Ma stiamo tutti affrontando gli stessi problemi dovuti al cambiamento economico- sociale, alla globalizzazione, alla disintegrazione della famiglia e della comunità e dell'ermaginazione sociale. Tutti noi ci stiamo confrontando con queste tematiche e credo che le soluzioni da adottare in molti casi potrebbero essere simili. Come ho già avuto modo di spiegare alla gente, non suggerisco di abolire l'Internazionale socialista, ma credo che sia giunta l'ora di aprirci a un confronto di idee con i democratici americani e anche con altri. Come il presidente Cardoso in Brasile e l'Ulivo in Italia che è formato da persone che provengono dalla mia stessa famiglia politica ma anche da altri. Non sto a fare la lista, ma credo sia ormai chiaro che il mondo è politicamente più vicino".
Come si può far avanzare questo progetto?
"Per cominciare è meglio farlo sulla base di un confronto di idee. Prendiamo alcuni problemi che sono parte di un mutamento del quadro del centrosinistra ovunque nel mondo. Come la prudenza finanziaria e la responsabilità. In misura significativa, sono i partiti di centrosinistra che oggi stanno facendo questo. I democratici negli Stati Uniti, il nostro Labour Party, l'Ulivo, i portoghesi, gli olandesi. In Francia è in atto una durissima politica monetaria. Ancora, l'istruzione e la specializzazione sono alla base di una moderna capacità di trovare lavoro. Tecnologia, istruzione e specializzazione. È accettato ovunque. Riguardo alla criminalità, l'idea che si debba avere un forte sistema di giustizia penale e al contempo affrontare le cause dell'emarginazione sociale, sono tutti obiettivi comuni e condivisi. Così come la necessità di riformare il Welfare sviluppatosi dopo la seconda guerra mondiale, perché oggi non funziona come dovrebbe. E ancora: l'idea che si debba essere impegnati sul piano internazionale piuttosto che isolarsi. Queste idee sono al centro del dibattito di ogni paese del pianeta. E adesso è giunto il momento di sederci allo stesso tavolo, parlarne, e imparare l' uno dall'altro".
Recentemente lei ha preso parte a un seminario per discutere l' idea della "Terza via". Vuol dire che sta ancora cercando come formulare questo concetto?
"No, il mio modo di guardare a questa idea è chiarissimo. Essa offre una strada diversa non solo fra la politica della nuova destra (laissez faire, lasciar fare al mercato, indifferenza sociale), e la politica della vecchia sinistra (controllo pubblico, gestione centralizzata). Ma anche una strada che consenta d i andare oltre i due modelli tradizionali della politica di sinistra, quella dottrinaria basata sulle posizioni della vecchia sinistra, e quella pragmatica che sostanzialmente mirava alle stesse cose ma gradualmente. È un tentativo di sostenere che esiste una posizione ferma sui princìpi ma sensata, e consiste nel prendere i valori della sinistra - giustizia sociale, solidarietà, comunità, democrazia, libertà - e riformularli per il mondo nuovo. Nell'economia, per esempio, c'è l'accettazione dell'inevitabilità e anche della desiderabilità della globalizzazione, in termini di maggiori scambi internazionali. Ma dicendo che il ruolo del governo non è di accumulare grossi deficit di bilancio e sperare per il meglio, bensì di condurre una politica finanziaria prudente in combinazione con un intervento pubblico che aiuti gli individui e il business a sopravvivere e competere in questo nuovo mercato globale".
La Gran Bretagna è nuovamente di moda. La gente parla di una Cool Britannia, nozione che lei incoraggia. Qual è il suo obiettivo a questo proposito?
"Veramente non ho coniato io l' espressione Cool Britannia, è stato il settimanale Newsweek. Ma non mi vergogno certo dell'idea che vi è dietro, ovvero che la Gran Bretagna è un luogo eccitante e dinamico. Ne sono orgoglioso. Gli inglesi hanno molte grandi qualità, ma una nostra caratteristica che non sono mai riuscito a capire è che siamo incredibilmente cinici riguardo a noi stessi. Ora, un po' di salutare autodeprecazione va bene, ma entro un certo limite. Io penso che sia del tutto positivo che la gente voglia venire in Gran Bretagna, che guardi a essa in modo diverso e, spero, pensi a essa come un paese con un grande futuro oltre che con una grande storia".

La Repubblica del 30/06/98
Ulivo, il piano Blair-Clinton
"In autunno Internazionale del centrosinistra". Il sì di Veltroni
di SEBASTIANO MESSINA
ROMA - E' la rivincita del "centro-sinistra", di quella compromissoria ma ambiziosa formula politica inventata in Italia negli anni Sessanta da una classe politica che ormai è uscita di scena, quella dei Moro, dei Fanfani, dei Nenni, dei Saragat e dei La Malfa. Quando Prodi e D'Alema l'hanno resuscitata, qualcuno disse che era l'ennesimo segno del provincialismo italiano, ancora appeso alle sue formulette ammiccanti mentre il resto del mondo si divideva tra conservatori e riformisti, tra socialisti e democristiani, tra destra e sinistra. E invece ieri, giusto nel giorno in cui il centro- sinistra italiano scricchiolava sonoramente per l'imminente resa dei conti con i comunisti di Rifondazione, è arrivata la notizia che Bill Clinton e Tony Blair stanno lavorando segretamente per costruire una nuova organizzazione internazionale, diversa sia dall'Internazionale socialista sia da ogni altro raggruppamento esistente, dai popolari ai liberali. Nascerà in autunno e sarà, di fatto, l'Internazionale del centro-sinistra.
E' stata la "Washington Post" a rivelare il piano, ma non si tratta di un'indiscrezione. Il giornale - sotto il titolo "Clinton e Blair cercano una nuova-nuova sinistra" - riferisce fatti, scopi e nomi del progetto dei due capi di governo, e non solo non ha ricevuto nessuna smentita, ma i dettagli sono stati sostanzialmente confermati dai protagonisti dell'operazione. Tra i quali, come sottolinea il quotidiano americano, c'è l'italiano Romano Prodi, uno dei più attivi nel sotterraneo lavorìo diplomatico che si è svolto dietro le porte imbottite degli incontri di Stato: con Clinton e Blair, ma anche con il presidente brasiliano Cardoso, i giapponesi e gli argentini.
Tutto vero, ammette Walter Veltroni, numero due del governo e teorico nel Pds della linea ulivista: "Sta nascendo qualcosa di nuovo, che non si contrappone all'Internazionale socialista ma punta a essere il crocevia delle diverse culture che compongono il campo democratico in questa fine secolo: da quella cattolica democratica a quella ambientalista a quella della sinistra riformista. Non sarà una sinistra più moderata, ma un campo di forze riformiste unite da una convergenza di programmi, di valori e di esperienze di governo. Non è un caso se noi, Blair e Clinton parliamo lo stesso linguaggio. Stiamo andando verso una riorganizzazione del bipolarismo politico di fine secolo, dal popolari-socialisti che per 50 anni è stato il bipolarismo delle democrazie europee, si va verso un processo di trasformazione che riguarda tutti e due i campi".
L'iniziativa, riferisce la "Washington Post", è stata presa dal premier inglese e dal presidente americano, che stanno cercando una loro "terza via". Secondo il giornale, "l'obiettivo di lungo periodo è quello di costruire una controparte di centrocampo all' Internazionale socialista da una parte e all'Unione democratica internazionale dall'altra". La formula - una nuova Internazionale? un forum permanente? - non è ancora stata scelta. La decisione finale, secondo la "Washington Post", verrà presa dopo le elezioni tedesche, a settembre. "Se il candidato socialdemocratico Gerhard Schroeder vincerà, la leadership tedesca aiuterebbe Clinton e Blair a superare la silenziosa opposizione della sinistra francese e di quella portoghese". In autunno, comunque vadano le cose in Germania, ci sarà il primo appuntamento della nuova organizzazione, ufficialmente presentato come "un incontro di studio o di approfondimento". E saranno certamente presenti Clinton, Blair, Prodi e il brasiliano Fernando Henriquez Cardoso, finora i più attivi in un' opera di persuasione su scala mondiale.
Clinton e Blair ne hanno già parlato almeno in due incontri ufficiali, poi il presidente americano ha affrontato l'argomento con Prodi alla Casa Bianca e con il presidente brasiliano Cardoso a Camp D avid. Intanto Blair ha cercato di persuadere il primo ministro francese Lionel Jospin, ma non ha trovato grande entusiasmo (anche se pare che il leader socialista francese abbia cambiato atteggiamento durante la sua recente visita a Washington). Prodi a sua volta ha sondato con successo il segretario dei socialdemocratici giapponesi, Kanu, e il leader dell'opposizione argentina, la signora Fernandez, mentre Veltroni - che ha un antico feeling con Blair -   dopo averne parlato a lungo con il premier inglese ha spiegato l'operazione al primo ministro greco Simitis, un mese fa.
"Su questo tema abbiamo avuto contatti molto, molto frequenti con i nostri interlocutori internazionali" ammettono oggi i collaboratori di Romano Prodi, rivelando che l'incontro della svolta è stato proprio quello alla Casa Bianca, al termine del quale Clinton si mostrò particolarmente caloroso con il presidente del Consiglio italiano. Clinton deve davvero aver preso a cuore il progetto, dopo un paio di secoli di splendido isolamento internazionale dei democratici americani, se è vero che la questione è stata al centro non solo del colloquio tra i due presidenti, ma anche di una lunga chiacchierata che Hillary Clinton ha avuto, subito dopo, con l'ospite italiano, e di un incontro informale ma riservato (alle 5 del mattino) tra il portavoce di Prodi, Ricardo Franco Levi, e l'uomo che ha istruito la pratica "centro- sinistra" alla Casa Bianca, Sidney Blumenthal.
Ma D'Alema, vicepresidente dell'Internazionale socialista, lo sa? "Certo che lo sa, ho sempre tenuto Massimo al corrente di tutto" risponde Veltroni. E che ne pensa, lui che quando Blair lanciò l'idea di un "Ulivo mondiale", rispose secco: "Chieda a Kohl se è d'accordo"? "All'inizio ha avuto una reazione un po' fredda, poi si è convinto che si tratta di una prospettiva molto interessante... anche per l'evoluzione politica italiana".

ADN0327 7 12/08/1998 19:54
ULIVO: PRODI, ALLEANZA 'PLANETARIA' NON E' UTOPIA
''E' TAVOLO DI RACCORDO NON GOVERNO DEL MONDO''
Reggio Emilia, 12 ago. (Adnkronos) - ''Non e' affatto ne' utopia ne' tanto meno una cosa da far sorridere....''. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervistato da 'La Gazzetta di Reggio' assicura il suo impegno a favore della nascita di un accordo internazionale fra le alleanze di governo di centro sinistra. ''Se questo raccordo con Clinton e Blair -dice Prodi- si realizzera' io non lo so. Ma non siamo noi ad averne bisogno, e' il mondo che ne ha bisogno''.
(Pol-Dav/Pe/Adnkronos)

La Repubblica del 24/09/98
I NUOVI APOSTOLI DELLA TERZA VIA
LE IDEE
di RALF DAHRENDORF
LE STELLE non sono particolarmente favorevoli al tanto annunciato convegno dei capi del mondo della Terza Via. Il convegno si è svolto, come programmato, lunedì alla Facoltà di legge della New York University, ma lo show è stato oscurato dai video di Clinton, per quanto Hillary Clinton, seduta in prima fila, abbia tentato di farlo scordare ai presenti. Altrettanto importante: due dei protagonisti invitati erano assenti. Il presidente del Brasile, Cardoso, ha problemi a casa nella corsa per la rielezione tali da non poter correre il rischio di lasciare il paese. E il primo ministro di Svezia, Persson, non è riuscito a recarvisi per via del fatto che alle elezioni di domenica non è che abbia precisamente vinto.
COME il primo ministro Jospin in Francia e naturalmente come Romano Prodi in Italia, Persson dipende ora da un partito che si colloca all' estrema sinistra dello spettro politico, la qual cosa non può che ricordargli la fragilità del suo nuovo progetto.
Cos'è questo progetto in ogni caso? Se ne è scritto parecchio, ma la dinamica della Terza Via non è diventata molto più chiara. Il breve pamphlet di Tony Blair - pubblicato in concomitanza con il convegno newyorchese - ha per sottotitolo "Nuove politiche per il nuovo secolo". Per i Nuovi Laburisti tutto dev'essere ora "nuovo", il che autorizza il sospetto che l'involucro sia importante quanto il contenuto. Per quanto riguarda il contenuto, esso suona come una sintesi universale: "La mia visione del XXI secolo contempla delle politiche popolari che permetteranno di riconciliare punti di vista che nel passato sono stati erroneamente considerati antagonisti, patriottismo e internazionalismo, diritti e responsabilità e la promozione dell'imprenditoria e l'attacco alla povertà e alla discriminazione".
Queste parole di Blair potrebbero essere anche una buona sintesi del nuovo libro del suo guru, Anthony Giddens della London School of Economics. Tuttavia, il libro di Giddens contiene un elemento che ha sorpreso gli osservatori che seguono Blair. Negli ultimi mesi, Blair e i suoi consiglieri avrebbero probabilmente collocato la Terza Via tra il neoliberalismo e la socialdemocrazia. Ora la socialdemocrazia è tornata nei loro favori; Giddens parla del "rinnovamento della socialdemocrazia". Una posizione rivolta a coloro che nella sinistra altrimenti potrebbero approdare a un nuovo e potenzialmente minaccioso partito, un partito come il Partito Nazionale Scozzese che a volte si definisce i "veri laburisti"; ma che, in ogni caso, non ha alcun valore riguardo al fatto che la Terza Via sia ora una sorta di "rifondazione socialdemocratica".
Il risultato è l'emergere di una nuova struttura politica. Affollandosi intorno al centro, due progetti si fanno la concorrenza. Uno è il progetto neoliberale, un po' evoluto rispetto alla versione Reagan- Thatcher, anche se non di molto. L' altro progetto è quello neosocialdemocratico alla Clinton- Blair. Entrambi rispondono alla sfida della globalizzazione, l'uno con una specie di fondamentalismo del mercato, l' altro con una filosofia del mercato temperata da elementi di carattere solidaristico. In entrambi i fronti dello schieramento sopravvivono - anzi, guadagnano forza - scelte molto più radicali. Rifondazione comunista e Rifondazione fascista sono probabilmente definizioni esagerate, ma è altrettanto chiaro che la sinistra socialista e la destra nazionalista giocano un ruolo consistente nella nuova scena politica.
Cosa ci dice tutto ciò della possibilità di dare alla Terza Via, al progetto neosocialdemocratico, un respiro universale? Sarebbe possibile qualcosa tipo un Ulivo Mondiale? Lo stesso nome sembra indicare le differenze piuttosto che le similitudini. Prodi, ex democristiano, è difficilmente un uomo del Neolaburismo, e non è nemmeno un Neodemocratico. Per caso egli è, contrariamente a Clinton e a Blair, un economista. Presumibilmente non sarà soddisfatto con l'approccio assai morbido dei neosocialdemocratici, i quali, in sostanza, vogliono lasciare l'economia alle forze del mercato pur aggiungendoci un po' di solidarietà e di spirito comunitario. L'Ulivo è, a ogni buon conto, una formula per una coalizione e non può essere quindi descritto in termini di "grande idea".
La realtà francese e le prospettive svedesi sono rivolte ad altre due varianti delle nuove politiche. Nei Paesi Bassi il governo che è stato confermato in carica combina neoliberali e neosocialdemocratici in un solo gabinetto, e lo fa anche in modo assai efficace. Succederà lo stesso in Germania dopo le elezioni di domenica prossima?
E ciononostante, tutto ciò detto e fatto, la questione centrale dello sfortunato convegno di New York non dovrebbe essere tralasciata con leggerezza. Allo stesso modo in cui i progressi neoliberali dei primi anni Ottanta segnarono un cambiamento decisivo negli atteggiamenti riguardanti la comunità, il progetto neosocialdemocratico risponde alle tendenze di questi tempi. Praticamente non c'è di questi tempi una qualche riunione internazionale in cui non venga avanzata la richiesta di contenere i mercati finanziari con nuove regole. Più in generale, il fondamentalismo di mercato ha fatto i suoi giorni nella maggior parte dei paesi (per quanto non ancora in alcuni dei "mercati emergenti" dell'Est Europeo, dell'Asia e dell'America Latina). Dunque una nuova politica sociale non può non essere messa in cima alla lista delle priorità; sarà una politica che combatterà l'esclusione. Il suo argomento centrale (come sottolineato sia da Blair che da Giddens nelle loro pubblicazioni) non è più il vecchio motivo dell'uguaglianza, ma uno nuovo che incoraggia e permette alle persone di usare la propria iniziativa per garantire il reddito di base. C'è pertanto un nuovo spirito nella politica del consenso o, comunque, un distacco dal neoliberalismo nel suo produrre divisione. I neosocialdemocratici sono più preoccupati di occupare il posto al centro. O si dovrebbe dire che il centro stesso si è spostato un poco a sinistra?
Tutto ciò è una base fattibile per una nuova alleanza internazionale? Questo nuovo spirito è sicuramente presente in molti luoghi. I partiti che l' hanno raccolto sono spesso partiti tradizionali della sinistra. Ma quello che ora difendono non è poi tanto nuovo quanto i loro protagonisti amano rivendicare. La combinazione di valori e di pragmatismo che patrocina Tony Blair ha caratterizzato anche i vecchi socialdemocratici oltre che quelli nuovi. Quindi le vecchie organizzazioni, includendo l' Internazionale socialista, possono servire abbastanza bene allo scopo di mettere in collegamento i neosocialdemocratici ovunque. E ci rimane un buon margine di spazio per punti di vista meno ortodossi, forse anche liberali, che potranno anche non trovare un proprio partito, ma che sono il sale del discorso politico a mano a mano che s'insedia la nuova ortodossia.
(Traduzione di Guiomar Parada)