2.1.1.4 Lattanzio Gambara
Gàmbara, il nome, il paese, la famiglia, nel mito, nella storia...
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Lattanzio Gàmbara (1530-1574), pittore alla scuola dei Campi in Cremona fino al 1550, genero del Romanino, autore tra l'altro del ciclo di affreschi nella navata del Duomo di Parma (1573). Scrisse di lui Giorgio Vasari che aveva oscurato talmente la fama del Romanino da farne dimenticare persino il nome!

Brescia
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Chiesa e convento di San Cristo, un unicum giustamente definito dal noto esperto Luciano Anelli come la Cappella Sistina di Brescia.
Il sottostante Endonartece, delimitato da due colonne, presenta sugli archi esterni una triplice effigie di S. Giulia in croce, a sottolineare il legame con la sottostante chiesa benedettina, che della martire cartaginese accoglie le reliquie, qui trasportate da Adelchi, figlio di re Desiderio. Lo spazio quadripartito che ne risulta è qui abilmente sfruttato da un esperto e finissimo pittore (della cerchia dei fratelli Campi, potrebbe essere il sotto citato Gàmbara) a presentare al centro i Padri della chiesa occidentale (Ambrogio, Gregorio, Agostino, Girolamo) e alle due estremità quelli della Chiesa orientale (Anastasio, Basilio il Grande sulla sinistra, Gregorio Nisseno e Giovanni Damasceno sulla destra).
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Vicino al portale di ingresso, quattro affreschi raccontano la vita nascosta di Gesù: la Nascita e la Presentazione al Tempio da un lato, Gesù tra i dottori e il Battesimo di Cristo dall'altro, quest'ultimo irrimediabilmente privato della centralità di Cristo da un'improvvida porta laterale di posteriore apertura. Alcuni accorgimenti importanti come la luminosità che emana dalla culla nel primo o lo studio della luce nel terzo, la serie di colonne verso il punto di fuga nei fondali del tempio, come la bellezza degli angeli nella scena del Battesimo, fanno pensare all'intervento di un artista in aiuto a fra' Benedetto, forse il Bagnadore delle tre cappelle oppure Lattanzio Gàmbara.
Case del Gambero
Nel tratto più orientale di corso Palestro, disegnate dall’architetto Beretta (sec.XVI). Dei 48 grandi riquadri affrescati esternamente da Lattanzio Gàmbara restano gli esempi all’incrocio con via Gramsci.
Casa del Carmagnola
In via Dante 15, acquistata nel 1430 dal condottiero protagonista della tragedia del Manzoni, fino a tutto il ‘500 ospitò il podestà veneto. Il suo aspetto attuale è quello impressogli a inizio ‘900 dal Dabbeni. In una nicchia nella parte destra della facciata un Paride, dello scultore Achille Regosa. All’interno si sono conservati i soffitti lignei dei portici e di una sala, mentre sono alla Pinacoteca Tosio-Martinengo gli affreschi del Gàmbara che decoravano un salone.
Palazzo Averoldi
In via Moretto 12, eretto nel 1544, forse su disegno dell’architetto Lodovico Beretta, l’edificio rimase incompiuto nella parte che dà su via Moretto. All’interno ha subito rilevanti modifiche soprattutto nel ‘700. Da via Vittorio Emanuele si vede il porticato con colonne doriche della facciata cinquecentesca, scandita da lesene ioniche. Nelle sale al pian terreno affreschi di Lattanzio Gàmbara (una, delle Quattro stagioni, in collaborazione col suocero Romanino).
Chiesa di Sant’Orsola
In via Moretto 18, costruita nel 1627 dalle Orsoline, ora cappella dell’ospedale Fatebenefratelli. Sulla facciata affresco della Santa con lo stendardo, detta anche "Vergine di Colonia", di Everardi (1647-78), ridipinta da Antonio Dusi (1725-76). Sull’altar maggiore tela Martirio della Santa di Giovan Battista Pittoni (1748). In via Moretto 12, eretto nel 1544, forse su disegno dell’architetto Lodovico Beretta, l’edificio rimase incompiuto nella parte che dà su via Moretto. All’interno ha subito rilevanti modifiche soprattutto nel ‘700. Da via Vittorio Emanuele si vede il porticato con colonne doriche della facciata cinquecentesca, scandita da lesene ioniche. Nelle sale al pian terreno affreschi di Lattanzio Gàmbara (una, delle Quattro stagioni, in collaborazione col suocero Romanino).
Chiesa di San Lorenzo
In via Moretto, di origini paleocristiane, ricostruita nel ‘400 e affrescata nel 1574 da Lattanzio Gàmbara, che qui trovò la morte cadendo da un’impalcatura; la sua opera fu distrutta circa un secolo più tardi da un incendio. L’attuale chiesa è frutto della ricostruzione del 1751-63, su disegno dell’abate Corbellini. Sulla facciata statue di Antonio Calegari (forse del Carra il San Lorenzo sopra il portale). All’ingresso cenotafio del vescovo Bartolomeo Averoldi (1538). Dipinti di Francesco Giugno, Grazio Cossali, Pietro Ricchi, Francesco Lorenzi, Giovan Battista Cignaroli, Luigi Sigurtà, Sante Cattaneo. Sotto la mensa dell’altar maggiore, in splendidi marmi policromi (secondo ‘700), l’urna dei vescovi bresciani Vigilio e Ottaziano. Sul lato sinistro l’altare con l’affresco di ignoto del ‘300 Madonna della Divina Provvidenza, incorniciato da un drappo marmoreo blu (opera del Callegari) retto da angioletti. Nei moderni edifici a sud del piazzale dal lato opposto di via Moretto sono conservati tre chiostri rinascimentali che facevano parte del vecchio Ospedale civile, trasferito nel 1957.
Sant’Alessandro
Nell’omonima piazzetta all’incrocio tra le vie Moretto e Cavour. Di antichissime origini (forse sec.V), rifatta nel ‘400, nuovamente ricostruita alla fine del ‘700 su progetto dell’architetto Giovanni Donegani (autore anche dell’antistante fontana). La facciata a colonne corinzie fu terminata solo nel 1903 su disegno di Melchiotti. All’interno unica navata con ai lati colonne e pilastri in finto marmo, tra i quali si aprono quattro cappelle per lato. Contiene dipinti di Lattanzio Gàmbara, Grazio Cossali, Sebastiano Aragonese, Gerolamo Rossi, Giuseppe Tortelli, Enrico Albricci, Pietro Moro, oltre a sculture di Antonio Callegari. Il vero tesoro della chiesa è costituito, sul primo altare di destra, in una cornice dorata, dalla raffinata Annunciazione di Jacopo Bellini (1395-1470). Sul secondo altare di destra Deposizione del cremasco Vincenzo Civerchio (1504). L’organo è di Benedetto Antegnati (1563).
Palazzo Bargnani
A Brescia in corso Magenta (angolo via Crispi), ampliato a metà ‘800 dal Vantini con l’annessione dell’attigua palazzina Pedrocca-Scaglia (i cui affreschi del Gàmbara sono oggi a Edimburgo). Più tardi l’architetto Tagliaferri accoppiò al primo edificio una seconda palazzina e tra le due fece un atrio a portico con sovrapposta terrazza. Degli originari affreschi del Romanino e del Gàmbara restano alcuni frammenti e scene, tra i quali notevole il Baccanale dell’Autunno.
San Clemente
Nell’omonimo vicolo a Brescia. L’antichissima chiesa, modificata nel ‘400 e nel ‘600, è stata internamente trasformata nel 1840 da Rodolfo Vantini. Del monastero, restaurato all’inizio del ‘600, restano i chiostri, uno dei quali accessibile da via Trieste 31 (asilo Saleri). Contiene numerose opere del Moretto, ciò che ne rende la visita essenziale per la conoscenza di questo pittore, che abitava poco distante. Inoltre tele del Romanino, di Benedetto Mora; resti di affreschi del Foppa e di Lattanzio Gàmbara; un Crocifisso ligneo di Jacopo Medici. Nella cappella del Rosario (affreschi con quadrature di Pietro Zaist e figure di Pietro Scotti) altare marmoreo di Antonio Callegari.
Palazzo Maggi di Gradella e Uggeri-Ganassoni
In via Musei a Brescia: accanto alle semplici ed eleganti linee cinquecentesche del palazzo Maggi (opera dell’architetto Lodovico Beretta, 1544) si distingue alla sua destra la più ricca decorazione del palazzo Uggeri-Ganassoni, di poco più tardo, con puttini e mascheroni nel cornicione di gronda. Nell’ala orientale di palazzo Maggi (restaurato con gusto neoclassico) sono conservati affreschi di Lattanzio Gàmbara.
Palazzo Martinengo da Barco, Pinacoteca Tosio Martinengo
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Fonte iconografica: APT del Bresciano
Il rinascimentale Palazzo Martinengo da Barco è sede della Pinacoteca Civica Tosio Martinengo, una delle più importanti della Lombardia. Vi si conservano importanti dipinti di Raffaello, Savoldo, Lorenzo Lotto, Tintoretto, Palma il Giovane, Bernardino Campi, Arcimboldo, Sofonisba Anguissola, Agostino Carracci, Lattanzio Gàmbara, Vincenzo Foppa, Romanino, Moretto oltre a numerose opere di artisti dell'ottocento, del novecento e contemporanei
sala XI - La grande pittura del Rinascimento a Brescia (serie di pale d’altare e di grandi affreschi, da Paolo da Caylina il Giovane a Romanino, Moretto e Lattanzio Gàmbara);
sala XIII - Il secondo Cinquecento a Brescia e la pittura di maniera (affreschi del Gàmbara e tele dei cremonesi Campi già in Loggia);
Bagnolo Mella (Brescia)
Palazzo Avogadro, oggi Spada (privato, al n.102 di via Solferino sulla strada per Corticelle Pieve), edificato per volere del condottiero Camillo Avogadro nel 1560, di mole quadrata, fortificato e senza cortile, è munito di fossato inondabile e ponte levatoio. All'interno affreschi di Lattanzio Gàmbara e, nel salone delle feste, di Grazio Cossali.
Botticino Mattina (Brescia)
Ex casa Bonardi, del '500-600, presso l'oratorio di San Nicola da Tolentino, con affreschi di soggetto mitologico attribuiti a Lattanzio Gàmbara.
Cadignano (Brescia)
Rimane da segnalare, oltre alla chiesa di S.Rocco, iniziata verso la fine del quattrocento e rivestita nel settecento di un'elegante struttura barocca, il cinquecentesco Palazzo Maggi di Cadignano, luogo natale di Agostino Gallo, che contiene pregevoli affreschi di Lattanzio Gàmbara.
Quinzano d'Oglio (Brescia)
Chiesa di San Giuseppe, eretta nel 1516 nel rione Borgo. Allíinterno una tela di Camillo Rama, una Madonna con Santi di Pietro da Marone e una Maternità di Luca Mombello. Sono andati perduti gli affreschi del Gàmbara nella cappella di San Giovanni.
Roccafranca (Brescia)
Palazzo Martinengo, sorge a fianco della rocca. La facciata verso monte, dovíera líingresso, presenta due torri con cornicione a grandi mensole. Sopra la porta padronale creata dagli attuali proprietari è murata líaquila dei Martinengo. Rifacimenti del secolo scorso hanno falsato le originarie linee medievali dellíedificio. Allíinterno affreschi del Gàmbara.
Poncarale (Brescia)
Palazzo Moro-De Giuli, del 1500, ha sulla facciata principale tre alte arcate con pilastri in cotto: è di cotto anche il bugnato che incornicia gli archi. Al primo piano un balcone con colonnine in pietra. Sotto il porticato tracce di affreschi: paesaggi nelle lunette in alto. Nel salone un grande camino in pietra con mensole laterali terminanti in branca di leone e resti di affreschi (forse del Gàmbara) sul soffitto, rappresentanti líAbbondanza con la cornucopia e piccoli paesaggi.
Calino (Brescia)
Palazzo (piccolo) Calini-Maggi della Gradella, eretto intorno al 1550 senza intenti decorativi, come mostrano la forma alta e massiccia e il non ricorso alla pietra: i pilastri del porticato sono in cotto e gli stipiti delle finestre in stucco. Nel salone il classico camino e affreschi cinquecenteschi di Lattanzio Gàmbara. Nel 1697-1706 il conte Vincenzo Calini riprese i lavori. All'estinzione della famiglia (ramo di Calino) il palazzo passò ai Maggi, che ne erano parenti.
Corzano (Brescia)
Palazzo Maggi, della metà del '500, il cui progetto è attribuito addirittura a Giulio Romano, con probabili interventi di Ludovico Beretta. Ha proporzioni rinascimentali e due sale affrescate da Lattanzio Gàmbara. Nel 1660 Giulia Maggi lo portò in dote alla famiglia del marito, Guarino Gandini; dai primi dell'800 passò in diverse mani (Garbelli, Provezza, Gatti).
Calvisano (Brescia)
Palazzo Lechi (in fondo alla porticata via Roma), costruito nel 1723-30 con aspetto di castello, ha solo due delle torri previste dal progetto, perché i due primi proprietari, i fratelli Giovanni Maria junior e don Carlo, abate di San Martino, della famiglia Polini, si resero conto - come dice Fausto Lechi - "che era inutile costruire un'abitazione enorme per una piccola famiglia". La dimora ha comunque uno scalone e varie sale; il grande cortile ha, su due lati, ali più basse del corpo centrale, con portico, destinate a immagazzinare i prodotti della terra e terminanti con due torri colombaie. La famiglia Polini acquistò terre a Calvisano durante il '500, rivaleggiando per importanza con i Gàmbara e con gli Schilini. Durante la peste del 1630 Giacomo Filippo Schilini - che aveva la giurisdizione sulle controversie tra gli abitanti - distribu" alla gente il proprio aceto di vin santo come medicamento. La peste scomparve e la grazia è ricordata nel palazzo da un affresco con il Polini che innalza all'altare il suo voto, dal famoso aceto tuttora conservato in un bariletto con la data su una placchetta, e da una lapide posta nell'ottobre del 1630.
Lonato (Brescia)
La biblioteca della Fondazione Ugo da Como ospita 52.000 volumi, 405 incunaboli, 470 manoscritti e codici miniati rarissimi, 49 lettere che Ugo Foscolo scrisse a Marzia Martinengo, disegni di Lattanzio Gàmbara e del Tiepolo, pergamene e stampe che vanno dal XIII al XVIII secolo. Il cosiddetto Salottino della Signora e lo studio del Senatore evidenziano la passione e la cura del collezionista Da Como; in questi ambienti infatti, e in parte nello Studiolo, nella Sala della Vittoria, nella Sala Bresciana si può godere la mirabile raccolta di ritratti in miniatura.
Rodengo Saiano (Brescia)
Abbazia olivetana di San Nicola. Un priorato cluniacense sorse nel 1090-95, originariamente dedicato a San Pietro (cíera forse già una chiesa di tal nome, fondata, secondo la leggenda, da Carlo Magno); già in un atto del 24 settembre 1109 compare líintitolazione a San Nicola, che in seguito si alternerà o sommerà a quella primitiva. Una serie di donazioni e acquisizioni consolidò rapidamente le proprietà in zona del priorato cluniacense, che però iniziò a decadere dal sec.XIII: nel 1277 víerano solo tre monaci e dopo il 1288 il priore non risiedette più a Rodengo. Del monastero cluniacense nulla resta - anche se gli edifici olivetani potrebbero nasconderne qualche traccia -, salvo líassetto agricolo assunto dal territorio ad opera dei monaci. Nel 1446 papa Eugenio IV (il veneziano riformatore Condulmer) assegnava il monastero agli Olivetani, che nel 1490 consacrarono la chiesa. Entro il secolo erano probabilmente completati anche i chiostri: più antico quello occidentale; di fine 1400 il meridionale; rifatto nel 1560-70 (a causa dellíampliamento dei piani superiori) quello attiguo alla chiesa. In questa fase fu completato e decorato anche il grande refettorio. Nellíabside della chiesa víerano affreschi del Foppa, andati persi durante le modifiche apportate nel 1700. Nel 1496 entrò nel monastero, col nome di fra Raffaele da Brescia, líintarsiatore Roberto da Marone, autore del leggio - eseguito su cartoni del Romanino - oggi custodito nella Pinacoteca Tosio-Martinengo a Brescia. Sono invece di Cristoforo Rocchi (1480) le tarsie del coro. Intorno al 1538 Romanino fu chiamato ad affrescare i chiostri: adiacente al lato ovest del terzo chiostro è un ambiente dove sono una Madonna col Bambino e un Gesù con la Samaritana. Poi Gàmbara affrescò líatrio del refettorio. Nel 1588 Pietro da Marone lavorò nei chiostri e nei corridoi e nel 1608 Grazio Cossali dipinse nel refettorio. Nella chiesa è la tela del Moretto coi Santi Pietro e Paolo. Tra i monaci di Rodengo ebbe fama Ramiro Rampinelli (Gardone Valtrompia 1697 - Milano 1759), matematico (insegnò in tutta la Penisola) e autore di un trattato di ottica. Nel 1797 il Governo Provvisorio di Brescia decretò la soppressione del convento, la cui opera di restauro fu avviata nel 1969 col ritorno degli Olivetani.
Valcamonica, Breno (Brescia)
Il Museo Camuno si trova al secondo piano di Villa Ronchi sede del Municipio. E' costituito da 5 sale e un lungo corridoio-
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testa femminile attribuita a Lattanzio Gàmbara (Brescia 1530 c.-Brescia 1574) affresco cm 46 x 37
Asola (Mantova)
Al periodo veneziano risalgono molti edifici e le opere d'arte di cui Asola è ricca.
Sulla piazza principale l'imponente Chiesa Cattedrale dedicata a Sant'Andrea è una costruzione tardogotica, datata 1472, sede vescovile fino al 1818. Il solenne e austero interno a croce latina con tre navate è anche una ricchissima pinacoteca comprendente un polittico quattrocentesco con preziosa cornice gotica, il maggiore ciclo del Romanino, dipinti del Moretto, di Gandino, di Lattanzio Gàmbara, di Palma il Giovane e altri, oltre a cicli di affreschi del primo Cinquecento. Vi si ammira inoltre l'organo Serassi, protagonista in maggio del Festival Internazionale d'Organo, dipinto dallo stesso Romanino, come pure il pulpito.
Parma
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La visita alla città può iniziare dalla piazza del Duomo (fig. 1), fulcro del centro storico di Parma. Sulla piazza si affacciano infatti due fra i monumenti più importanti della città: la cattedrale e il battistero. La cattedrale, dedicata alla Madonna Assunta, fu costruita fra il 1060 e il 1073 e restaurata dopo il rovinoso terremoto del 1117. Il campanile, invece, alto 63 metri, venne realizzato fra il 1284 e il 1294. Assieme al duomo di Modena, la cattedrale di Parma è uno degli esempi più importanti di romanico padano. E' caratterizzata da una facciata a capanna, con una serie di loggette che seguono la linea del tetto, mentre altre due serie orizzontali muovono il paramento murario dal quale emerge il grande protiro sorretto da leoni. Nella ghiera dell'arco principale si trovano, invece, le rappresentazioni dei mesi dell'anno. All'interno domina l'intervento cinquecentesco, culminante nella cupola con l'Assunzione della Vergine, affrescata dal Correggio fra il 1526 e il 1530, assieme ai pennacchi con i patroni di Parma. Nell'abside la Resurrezione di Gerolamo Bedoli Mazzola. La navata centrale riporta sulle pareti affreschi con la vita di Cristo (opera di Lattanzio Gàmbara 1576-71); la volta è opera di Gerolamo Bedoli (1555-1557). La Sagrestia dei Consorziali reduce da recenti restauri (opera ad intarsio di Cristoforo di Lendinara, 1488, e del figlio Bernardino), viene ad assumere rinnovato valore artistico. Del XII sec. sono invece i matronei e i grandi capitelli della navata centrale, mentre murata nel transetto destro è visibile la lastra marmorea con la deposizione che è la prima opera scultorea datata (1178) di Benedetto Antelami e che faceva parte originariamente di un grande pulpito smembrato quando venne costruito lo scalone centrale.
Monselice (Padova)
Villa Pisani - Bella villa lungo il canale Battaglia attribuita al Palladium, costruita per Francesco Pisani. Presenta in facciata quattro pilastri di ordine gigante che reggono il frontone entro cui campeggia lo stemma della famiglia Pisani retto da due figure alate. All'interno nelle varie stanze affreschi già realizzati prima del 1567, anno di morte del commitente, attribuiti a Lattanzio Gàmbara.
Asolo (Treviso)
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Villa Contarini - È collocata ad occidente del centro storico sulla cima del Colle Messano. È uno dei più celebri monumenti asolani ed è composto di due corpi distinti ma intimamente collegati: il cosiddetto "Fresco", costituito da una scenografica facciata rivolta a settentrione e ben visibile dalla contrada di S. Caterina, e dall'edificio della villa vera e propria sul versante meridionale del colle. Le due parti sono collegate da una galleria che fora la cima del Messano.
Il complesso venne costruito dalla famiglia veneziana dei Surian nel 1558 e divenne di proprietà dei Contarini per passaggi di eredità; passò poi all'inizio del 1800 nella mani di varie famiglie nobili venete: i Bragadini, i Soranzo e i Pasqualini per essere ceduta infine al Collegio Armeno dell'isola di San Lazzaro della laguna di Venezia e tornare di recente in proprietà di privati.
All'epoca della costruzione della villa vanno riferiti gli affreschi con scene bibliche opera del bresciano Lattanzio Gàmbara che ancora ornano la facciata meridionale.
 
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