Mantova in Emilia
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La proposta di Burchiellaro applaudita dai cittadini
in un sondaggio on line lanciato dalla "Gazzetta"
Mantova, il sindaco ds vuole
la secessione dalla Lombardia
"Non siamo discriminati politicamente da Formigoni
il problema è che la Regione è incapace"
di MASSIMO VINCENZI
MANTOVA - La storia è semplice: c'è un'istituzione che si sente discriminata dal potere centrale e chiede di cambiare parrocchia. La storia è semplice se non fosse che a volere la secessione è un sindaco diessino, mentre la mano accentratrice e iperburocratica è colorata del verde della Lega e dall'azzurro di Forza Italia. La storia nasce a Mantova, comune lombardo, dove il primo cittadino - Gianfranco Burchiellaro, Ds - ha lanciato la provocazione di un referendum per abbandonare la regione d'origine e migrare magari in Emilia Romagna. Lui si affanna a dire che la parola "secessione" non l'ha mai pronunciata. Ma i suoi cittadini non sentono la precisazione e in un sondaggio lanciato sul sito della "Gazzetta di Mantova" corrono a dargli ragione. Sono quasi duemila quelli che partecipano alla consultazione virtuale e il 62 per cento di loro vuole staccarsi "dall'odiata Milano". La meta preferita è appunto Bologna (61 per cento) ma anche il Veneto piace.
Al quotidiano arrivano anche lettere (di carta) ed e-mail, tutte d'accordo con il sindaco, un partito trasversale - da destra a sinistra - tenuto insieme dalla voglia di cambiare padrone. Non a caso Mantova è la più emiliana delle città lombarde per lingua, tradizione, storia. Qui la sinistra è forte e la Lega - nonostante il Parlamento padano - ha faticato più di altrove per radicarsi e prima di altrove è retrocessa. Motivi validi per andarsene, ma non sono quelli che hanno fatto nascere l'idea a Burchiellaro.
A lui interessano altre cose: "Le ragioni sono pratiche, concrete, economiche, la storia non c'entra in questa vicenda. Tutto nasce da alcune considerazioni semplici. La prima è che esiste un accordo tra il ministro dei Beni culturali e la Regione lombarda per il finanziamento di progetti culturali a Mantova e Cremona. Soldi che non abbiamo mai visto. Successivamente il presidente Roberto Formigoni in persona è venuto in città promettendo circa 850 milioni, ma dopo un anno e mezzo anche qui siamo fermi alle briciole. Infine un altro dato: la Lombardia è quarta per i contribuiti che riceve dallo Stato, mentre finisce al diciassettesimo posto quando è il momento di trasferire agli enti locali questi fondi".
Da qui la decisione della secessione, parola "mai pronunciata" dal sindaco, ma che rende bene l'idea. Da qui anche il sospetto di un boicottaggio di Milano, giunta Polo, verso Mantova, città storicamente e attualmente di sinistra. Ma questa non è la tesi di Burchiellaro: "Se vedessi altri colleghi stare meglio di me allora forse penserei anch'io ad un'ostruzionismo mirato. Invece vedo che la situazione è deficitaria per tutte le città lombarde e allora penso che la risposta sia meno complicata: la Regione è semplicemente bloccata da un'incapacità decisionale cronica. Altro che efficienza, concorrenza, deregulation e tutti gli altri slogan. La verità è che la Lombardia soffoca i suoi comuni e non li aiuta".
Una tesi che Burchiellaro sostiene, spinto anche dai dati audience in suo possesso: "Da quando ho lanciato la proposta c'è stato il sondaggio on line della 'Gazzetta di Mantova' e lì la risposta della gente è stata inequivocabile. Ma anche di persona mi sono reso conto che la gente ha recepito il mio discorso. Sono soprattutto gli imprenditori a darmi ragione, quelli che ogni giorni si devono scontrare con i disservizi della Regione".
L'idea, come la chiama il sindaco, dunque piace, ma non è ancora diventata operativa: "Spero sempre che ci sia margine per sedersi attorno ad un tavolo tutti assieme per ridisegnare i rapporti con Milano. Penso che sarebbe la strada migliore". Altrimenti tutti in Emilia, dove già batte il cuore.