Modigliani 01
Sabato 21 Ottobre 2000
LA VIA DELL’ECONOMISTA «RIFORMARE LA BANCA CENTRALE PERCHÉ PENSI ANCHE ALLO SVILUPPO»
«Bce al lavoro con i paraocchi»
Modigliani: vanno ridiscussi uomini e regole
Francesco Manacorda
inviato a BRESCIA
LA Banca centrale europea? «Ha i paraocchi strettissimi, non vede niente all’infuori dell’inflazione, ma se continuerà ad alzare i tassi l’euro andrà sempre più giù». La debolezza della moneta comune? «Ha consentito la ripresa europea dello scorso anno e l’Europa certo non soffre se resta a questi livelli». Per sfuggire all’ortodossia monetaria ed economica che impera tra Bruxelles e Francoforte basta rivolgersi al premio Nobel per l’economia Franco Modigliani. Lui, che non ha mai risparmiato critiche alla politica della Bce, non capisce però i timori sulle sorti dell’euro. E da Brescia, dove partecipa a un convegno della Fondazione Iseo, rilancia il suo allarme: sono i disoccupati e non i prezzi - spiega - il vero nemico dell’Europa e proprio la disoccupazione deve essere l’obiettivo della politica monetaria.
Professor Modigliani, l’euro sempre più debole è un problema per le nostre economie? E quando tornerà a salire?
«Il livello dell’euro non è un problema né per l’economia mondiale né per quella europea o americana ma solo per il prestigio della Bce. Duisenberg e i suoi colleghi sono imbarazzati dalla svalutazione, ma proprio grazie alle esportazioni nette - che l’anno scorso sono cresciute del 12% trainate dall’euro debole - il reddito in Europa è aumentato del 3%».
E la ripresa dell’euro, quando arriverà?
«Penso che l’euro sia sottovalutato, ma nel breve periodo potrebbe andare ancora peggio. Nel giro di due anni, invece, mi attendo che aumenti. Ma il problema, lo ripeto, non è il livello dell’euro, ma quello di ampliare gli investimenti in Europa in modo da creare più occupati grazie alla domanda interna e non alle esportazioni nette, come invece accade ora. Ridurre l’export netto aumentando invece gli investimenti sarebbe la via sana anche per raddrizzare l’euro».
Ma è una via che non si percorre certo a colpi di aumenti del costo del denaro...
«Certo che no. E infatti aumentare i tassi indebolisce l’euro e non lo rafforza. Quello che utilizzato dalla Bce è un modello vecchio, ormai superato».
Con tassi più bassi, però, aumentano i rischi di inflazione.
«L’inflazione in Europa è bassa e un possibile modesto aumento, dovuto al deprezzamento dell’euro, è il prezzo che si paga per aumentare l’occupazione. Anche se si riduce un po’ il potere d’acquisto di chi lavora in compenso si creano posti nuovi. Quindi i sindacati devono accettare l’inflazione senza rifarsi con aumenti salariali».
Ma proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) la Commissione europea ha avvertito che nel 2000 l’inflazione in zona euro crescerà più del 2% previsto.
«Questo si sapeva da tempo e preoccuparsene non serve a niente: l’aumento dell’inflazione dipende in larga parte dagli aumenti del petrolio che nessun aumento dei tassi potrà modificare. L’unico vero pericolo è l’inflazione salariale, ma fino a quando i salari restano tranquilli - e con una disoccupazione europea a questi livelli lo resteranno - non c’è da preoccuparsi».
Il consigliere della Banca centrale Tommaso Padoa-Schioppa sostiene proprio su La Stampa che il livello attuale dei tassi non frena lo sviluppo. Lei che ne pensa?
«Mi dispiace perché Tommaso è un mio amico oltre che un mio allievo, ma questa idea che c’è un certo livello sopra il quale i tassi sono ‘’cattivi’’ mentre sotto sono ‘’buoni’’ non esiste. Invece è un continuo: più sono alti i tassi più sono bassi gli investimenti».
Professore, da qualche giorno si rincorrono voci sulle dimissioni del presidente della Bce Wim Duisenberg. Sarebbero un soluzione per i problemi dell’euro e dell’Europa?
«A questa domanda non intendo rispondere perché i miei rapporti con Duisenberg non sono buoni e quindi non sarebbe giusto esprimere un giudizio».
Ci dica almeno se alla Bce c’è un problema di uomini o di struttura?
«E’ una combinazione delle due. La struttura è stata imposta dai tedeschi secondo i quali l’inflazione è la sola cosa che conta. E il concentrarsi sulla sola inflazione porta a fare una politica incompleta ed estremamente restrittiva. Ma anche i membri del consiglio della Bce avrebbero la possibilità di interpretare il loro mandato in modo diverso da quello che fanno».
Lei che Banca centrale vorrebbe per l’Europa?
«Sono in favore del sistema americano, dove lo statuto della Federal Reserve parla del ‘’massimo sviluppo coerente con prezzi stabili’’. Certo, nessuno vuole l’inflazione, ma bisogna tenere conto dello sviluppo e cercare di massimizzare l’occupazione, gli investimenti e la produttività rispettando il vincolo dei prezzi stabili».