2.1.1.1 Preistoria
Gàmbara, il nome, il paese, la famiglia, nel mito, nella storia...
Preistoria
L'alabarda di Gàmbara
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La regione sudorientale della provincia di Brescia, al confine con il Mantovano, è stata, in passato, notevolmente copiosa di rinvenimenti preistorici. In particolare i terrazzi che si affacciano sulla Seriola Gàmbara (fig.1), un breve ma ricco corso d'acqua che trova le sue origini nelle risorgive della media pianura, hanno restituito numerosi complessi sepolcrali di inumati dell'età del Rame*, spesso attribuiti alla Cultura di Remedello* che fiorì in questa regione durante la seconda metà del quinto millennio BP*. L'alabarda* di Gàmbara (fig.3) venne raccolta, nel 1908, in una cava di ghiaia. Le notizie del ritrovamento sono incerte, ma non si può escludere che questo strumento in rame facesse parte del corredo della sepoltura di un inumato. Si tratta della lama, perfettamente conservata, di un'alabarda in rame, lunga ben 354 millimetri e larga 79, con il tagliente superiore quasi rettilineo e quello inferiore ad andamento sinuoso. La lama, fornita di una spessa costolatura mediana, di rinforzo, doveva essere stata immanicata, mediante l'impiego di tre ribattini, in modo da restare bloccata in posizione leggermente obliqua rispetto all'impugnatura, seguendo il modello rappresentato nelle incisioni rupestri dei Corni Freschi presso Montecchio di Darfo e di Monte Bego nelle Alpi meridionali francesi (fig.4). Ai Corni Freschi, in particolare, un gruppo di ben nove alabarde, identiche al nostro esemplare di Gàmbara, è inciso sulla roccia (fig.2). Questa rappresentazione è particolarmente utile per conoscere con esattezza il metodo d'impugnatura, quasi certamente su di un'asta in legno, a profilo leggermente incurvato verso il basso e con la parte superiore provvista di un'appendice proiettata verso l'aito, che veniva impiegato per l'utilizzo dello strumento. Un esemplare abbastanza simile a quello di Gàmbara venne raccolto in una cava di ghiaia aperta presso il Castello di Villafranca Veronese, nel 1913, alla profondità di quasi quattro metri. In questo caso l'oggetto faceva sicuramente parte del corredo di un inumato sepolto disteso, che era stato deposto con uno splendido pettorale in lamina d'argento quasi puro decorato con punti a sbalzo. Il pettorale di forma semilunare, era appoggiato sul busto dell'individuo, mentre una punta di freccia peduncolata, in selce* rossa, si trovava nei pressi del capo. Gli studi più recenti sul problema della alabarda, hanno chiarito che questo strumento fu in uso in Italia in due momenti: il primo durante l'età del Rame*, quando fa la sua comparsa sia al nord, con la Cultura di Remedello, che al centro, con quella di Rinaldone*, che al sud, con quella del Gaudo*, sempre in contesti culturali noti principalmente per la ricchezza dei loro sepolcreti; il secondo, durante l'antica età del Bronzo*, quando fanno la loro comparsa dei tipi leggermente diversi che presentano confronti precisi con altri esemplari rinvenuti in Europa centrale. Circa l'origine e la diffusione di queste alabarde, la discussione è ancora aperta. Mentre sino agli anni Quaranta la problematica propendeva verso un'origine spagnola, o italiana, o irlandese o centreuropea di queste armi, l'opinione oggi più avvalorata indicherebbe una loro invenzione italiana, forse da ricercare in Toscana nell'ambito della Cultura di Rinaldone, da cui sarebbero poi state distribuite in altri paesi centroeuropei.
BIBLIOGRAFIA
Barfield L.H. 1969. Two italian halberds and the question of the earliest european halberds, Origini 3: 67-83
1. La Seriola Gàmbara nei pressi del paese omonimo
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2. La roccia dei Corni Freschi presso Montecchio di Darfo (da Anati, 1982)
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3. L'alabarda di Gàmbara
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4. Rappresentazione di un'alabarda su di un'incisione rupestre di Monte Bego
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Foto P. Biagi