QualeEuropa._img1.gif 1.2 Quale Europa?
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In the early 50s Franco-German relations developed in a rapid and rather interesting fashion. One extremely important and often overlooked event was when the French agreed in 1954 to a referendum in the Saarland, which had been separated from the Federal Republic and turned into something of an independent country. France certainly hoped that the Saar would forever remain outside the German state. But Pierre Mendès-France, who was Premier of France at the time, let this referendum happen. The results were entirely unambiguous. They were more than 2 to 1 in favor of becoming a part of Germany. The great question was, How would France react?
France reacted by respecting the will of the people of the Saar. I think this was the critical point in the development of confidence between France and Germany, and the most visible example of the emergence of a new partnership in Europe. But France and Germany had different agendas. Germany, above all, wanted to become a part of the community of nations, and France above all wanted to control Germany's re- emergence. One of the ways for France to do this was through the Coal and Steel Community, which started work in 1952, and came to be the core of what we still know as the European Union.
There were also other different agendas when it came to the European Union. Germany wanted wider markets for industrial products; France wanted support for a painful process of the reduction of agricultural activity. So at several levels there were divergent agendas with convergent results.
France was concerned about American economic power, while Germany was not. France was worried stiff about having lost any share in world domination. And Germany for a period was quite genuinely pro-  free trade. Ludwig Erhard, who did for economics what Adenauer did for politics, thought that with America on his side one could fight for free trade.
Initially Erhard was skeptical because he feared that Europe might introduce obstacles in the way of free trade. The speech he made in the German parliament in 1957 during the ratification debate on the Treaty of Rome is quite extraordinary. Nine- tenths of it is a very powerful free- trade argument against the EEC, and then he suddenly ends by saying, "I suppose these days young people need ideals, and here is the new ideal, and who am I to stand in the way of new ideals for young people? And so I too support the Treaty of Rome."
Ralf Dahrendorf
Nei primi anni 50 le relazioni franco-tedesche si svilupparono in maniera rapida e piuttosto interessante. Un evento estremamente importante e spesso sottovalutato è stato quando i francesi hanno accettato nel 1954 un referendum nella Saar, che era stata separata dalla Repubblica Federale e trasformata in qualcosa di simile a un paese indipendente. La Francia certamente auspicava che il Land della Saar rimanesse per sempre al di fuori dello Stato tedesco. Ma Pierre Mendès- France, che era premier di Francia in quel momento, lasciè fare questo referendum. I risultati furono del tutto privo di ambiguità. Erano piùdi 2 a 1 a favore di diventare una parte della Germania. La grande questione fu, come avrebbe reagito la Francia? La Francia reagì rispettando la volontà del popolo della Saar. Credo che questo fu il punto critico nello sviluppo della fiducia tra la Francia e la Germania, e l'esempio più visibile dell'emergere di un nuovo partenariato in Europa. Ma la Francia e la Germania avevano programmi differenti. La Germania, soprattutto, voleva diventare una parte della comunità delle nazioni, e la Francia, soprattutto voleva assicurarsi il controllo della rinascita della Germania. Uno dei modi per la Francia per fare questo fu attraverso la Comunità del carbone e dell'acciaio, che iniziò i lavori nel 1952, e venne ad essere il nucleo di quello che ancora conosciamo come l'Unione europea. Vi furono anche altri programmi diversi quando si addivenì all'Unione europea. La Germania volle mercati più ampi per i suoi prodotti industriali, la Francia voleva aiuti per un doloroso processo di riduzione dell'attività agricola. Così a piùlivelli, ci furono ordini del giorno divergenti con risultati convergenti. La Francia era preoccupata per la potenza economica americana, mentre la Germania no. La Francia era fortemente preoccupata di aver perso ogni quota di dominio nel mondo. E la Germania per un periodo era veramente pro- libero scambio. Ludwig Erhard, che ha fatto per l'economia ciò che Adenauer ha fatto per la politica, pensava che con l'America al suo fianco di poter lottare per il libero scambio. Erhard inizialmente era scettico, perché temeva che l'Europa potesse introdurre degli ostacoli nelle modalità del libero scambi. Il discorso che fece nel parlamento tedesco nel 1957, durante il dibattito sulla ratifica del Trattato di Roma è del tutto straordinario. Nove decimi di esso è un argomento molto potente sul libero scambio nei confronti della CEE, e poi finisce improvvisamente dicendo: "Suppongo che in questi giorni i giovani abiano bisogno di ideali, e qui è il nuovo ideale, e chi sono io per fermarmi sulla via dei nuovi ideali per i giovani? E così anch'io sostengo il Trattato di Roma. "
Ralf Dahrendorf
OPINIONI: Diamoci da fare: Quale Europa? 16/12/97
Date: Tue, 16 Dec 1997 09:22:14 +0100
From: G. Losio
Subject: Dire noi «no» all'Europa
Amici,
ebbene ci siamo, siamo ormai prossimi all'ambito traguardo dell'Europa della moneta unica.
Chi l'avrebbe pensato, così, solo un anno fa!
Ora però noi dovremmo dire, un attimo solo prima di entrare: NO, GRAZIE.
Nell'Europa della Germania (e della Francia), la nostra dignità di eguali tra eguali sarebbe certamente codificata dalla carta scritta, ma sarebbe, anzi lo è di fatto, offuscata dall'arroganza e dal preconcetto, talora non proprio infondati.
La creatività, che è la nostra risorsa principe, la ragione della serenità del nostro spirito, ne uscirebbe soffocata.
La pendenza della montagna che stiamo scalando è forte, i nostri muscoli sono rafforzati dall'esercizio e dal cuore; quale infelicità ritrovarci ad affrontare lo sguardo di una autorità diffidente nella nostra stessa casa, quale tristezza vedere sviliti i risultati dei nostri sforzi solo perché nostri e non perché indegni di giusto apprezzamento! I mercati finanziari non possono ragionevolmente abbandonarci più di tanto, dal momento che avremmo, di fatto, tutte le carte in regola.
Noi vogliamo, per ora, continuare la scalata da soli. Nell'Europa ci vogliamo entrare, dopo, da una posizione più"in quota".
Un cordiale saluto
G. Losio
Nota:
Quanto sopra è quanto mai esaustivo per la percezione del messaggio.
Tuttavia, data la sorpresa suscitata da una tale presa di posizione, che si èinserita in un trend di opinione assolutamente omologato ed acritico sull'Europa, si sono resi necessari successivi approfondimenti, i quali, lungi dall'introdurre elementi di novità su quanto precede, anzi risultano retorici spesso, e ripetitivi, fanno in un certo senso da ammortizzatori all'impatto del messaggio sulle coscienze più"inquadrate".
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