a Silvio Berlusconi
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-----Messaggio originale-----
Da: g. losio [mailto:xxxxx@xxxxx.xxx]
Inviato: domenica 4 agosto 2002 22.27
A: Silvio Berlusconi (E-mail)
Oggetto: Ubi maior
Caro Presidente,
perchè non organizza un meeting, tra i capi di due popoli di grande tradizione, Silvio Berlusconi e Saddam Hussein, come sa architettare Lei?
I rapporti in senso lato dell'Italia con l'Iraq sono aperti, ricordo l'azione meritoria e lungimirante di Roberto Formigoni ai fini del dialogo e del soccorso alla popolazione. Formigoni può svolgere un ruolo di raccordo prezioso. Se si sta intorno ad un tavolo tra persone, che si guardano negli occhi con serena e provata sensibilità alle rispettive sofferenze, possono accadere meraviglie, rispetto a ciò che invece potrebbe accadere.
Io conosco un poco l'Iraq ed i visi della sua gente per esserci stato per lavoro e sinceramente vedo la possibilità di sbocchi positivi in questo delicatissimo frangente della storia.
Lei, Presidente, per le Sue peculiarità di uomo d'azione, di imprenditore eccezionalmente versato al commercio ed alla gestione delle risorse che toccano direttamente le masse e la loro vita quotidiana, e di politico di primissimo piano in privilegiata sintonia con i Presidenti statunitense e russo - ha nelle Sue mani una opportunità unica oggi per questo progetto di dialogo.
I migliori saluti
G. Losio
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Mi viene in mente un'altra persona che potrebbe supportare con Lei il dialogo, mettendo a disposizione la diplomazia più sofisticata ed antica del mondo, il Papa.
Tra l'altro, nei suoi sogni di globe trotter della pace e del perdono cristiano, c'è da tempo la città dalla quale partì il pastore Abramo, Ur in Caldea, oggi nel sud del paese mediorientale, 1500 anni prima di Cristo.
Pensi alla gioia che Giovanni Paolo II e tutti i poveri cittadini della terra coinvolti in una latente minaccia di guerra, avrebbero grazie anche a Berlusconi e all'Italia!
Ed a quali sviluppi di civiltà e di relazioni tra i popoli questa gioia potrebbe condurre!
Metaforicamente anche noi come Abramo ascoltiamo la voce:
"Lascia la tua terra, la tua casa e tuo padre e va dove ti mostrerò; farò di te un grande popolo e ti benedirò",
ovvero:
Abbandoniamo il modo usato di gestire le cose del mondo nella difesa di interessi di corto respiro, difesa cieca alla sua stessa prospettiva di sopravvivenza, perseguiamo invece la creazione di una grande prospettiva di dialogo e di vita serena per il nostro grande popolo, che oggi non ha più confini sulla terra, e saremo felici per avere svolto bene il nostro compito a casa.
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Alle loro Eccellenze
i Capi di Stato o di Governo
Il Decalogo di Assisi per la Pace
1. Ci impegniamo a proclamare la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso e, condannando qualsiasi ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione, ci impegniamo a fare tutto il possibile per sradicare le cause del terrorismo.
2. Ci impegniamo a educare le persone al rispetto e alla stima reciproci, affinché si possa giungere a una coesistenza pacifica e solidale fra i membri di etnie, di culture e di religioni diverse.
3. Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo, affinché si sviluppino la comprensione e la fiducia reciproche fra gli individui e fra i popoli, poiché tali sono le condizioni di una pace autentica.
4. Ci impegniamo a difendere il diritto di ogni persona umana a condurre un'esistenza degna, conforme alla sua identità culturale, e a fondare liberamente una propria famiglia.
5. Ci impegniamo a dialogare con sincerità e pazienza, non considerando ciò che ci separa come un muro insormontabile, ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità degli altri può diventare un'occasione di maggiore comprensione reciproca.
6. Ci impegniamo a perdonarci reciprocamente gli errori e i pregiudizi del passato e del presente, e a sostenerci nello sforzo comune per vincere l'egoismo e l'abuso, l'odio e la violenza, e per imparare dal passato che la pace senza la giustizia non è una pace vera.
7. Ci impegniamo a stare accanto a quanti soffrono per la miseria e l'abbandono, facendoci voce di quanti non hanno voce e operando concretamente per superare simili situazioni, convinti che nessuno possa essere felice da xylj.
8. Ci impegniamo a fare nostro il grido di quanti non si rassegnano alla violenza e al male, e desideriamo contribuire con tutte le nostre forze a dare all'umanità del nostro tempo una reale speranza di giustizia e di pace.
9. Ci impegniamo a incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l'amicizia fra i popoli, convinti che, se manca un'intesa solida fra i popoli, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte.
10.Ci impegniamo a chiedere ai responsabili delle nazioni di compiere tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e a livello internazionale, sia edificato e consolidato un mondo di solidarietà e di pace fondato sulla giustizia
Dal Vaticano, 24 febbraio 2002
GIOVANNI PAOLO PP. II
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Come è andata finire, invece, nonostante gli allarmi di moltissimi, tra gli altri il mio