nuovi jobs
La lezione anglosassone

La Repubblica del 13/10/99
di FURIO COLOMBO
CARA Europa, è inutile che ti vanti delle modernizzazioni, delle riduzioni di spesa, dello sviluppo industriale, della moneta unica. Non c'è un vero boom finché la disoccupazione rimane così alta.
In cinque anni il grande partner-rivale, gli Stati Uniti, ha creato undici milioni e mezzo di nuovi "jobs". L'Europa, che ha una popolazione più grande del 40 per cento, ha superato di poco i tre milioni e seicentomila nuovi posti di lavoro. E quasi tutti non nel continente, ma in Inghilterra.
Questo dice, senza tanti giri di frase, un recente articolo sul Washington Post. L'argomentazione è sostenuta da una serie di episodi che raccontano la frustazione delle persone giovani, la realtà delle porte chiuse, dei percorsi sbarrati anche per chi si presenta con buone credenziali di preparazione e di professione.
Il problema, constata fatalmente il giornale, sono "le regole". Troppo complicate, troppo formali. "Ma - scrive la giornalista Anne Swardson - Lionel Jospin, Gerhard Schroeder e Massimo D' Alema, sotto la pressione dei rispettivi partiti di sinistra, non hanno potuto cambiare "le regole"". O non abbastanza.
Fate caso al linguaggio dell'articolo. Parla di "regole", non di leggi. Ed è qui, in queste due piccole parole, che si situa l'equivoco che rende poco comprensibile agli americani la realtà europea, che spinge i sindacati europei a dare troppo poco e a concedere troppo poco e le associazioni industriali europee a chiedere troppo, l' equivoco che fa passare sopra le dispute, come un aereo di carta, la parola "flessibilità", parola chiave nel contesto americano, ma quasi priva di senso nel contesto dell'Europa continentale.
L'incomprensione intorno al fenomeno "come creare un lavoro" è quasi di natura copernicana. Il problema della scienza era: si muove il sole intorno alla terra o la terra intorno al sole? Tra una concezione e l'altra si frapponeva la barriera del magistero religioso.
La disputa che tormenta l'Europa è se il lavoro è poco perché bloccato dalle regole o se le regole servano a salvaguardare il poco lavoro.
Dov'è l'ostacolo che impedisce lo scioglimento - almeno per via sperimentale - dell'enigma? È nel sistema giuridico.
Date un'occhiata ai codici, e a tutti i corpi di leggi che dai codici discendono, e capite perché una strana e invisibile frontiera divide le democrazie industriali in due parti.
Di qua la grande regione del diritto romano, del diritto tedesco, del diritto napoleonico. Vuol dire che ogni atto dell'esistenza umana è previsto e prescritto e che ciò che non è previsto e prescritto non si può fare. Se diventa un' attività importante bisognerà fare per essa una nuova legge. Di questo, infatti, parlano tutto il tempo i governanti e legislatori in Italia, in Francia, in Germania, nell'Europa continentale.
Di là, la regione del diritto comune, fondato sulla responsabilità individuale. Comprende Stati Uniti e Inghilterra. Si basa su un assunto fondamentale: è permesso tutto ciò che non è proibito.
Questa differenza di modi radicalmente diversi di regolare la vita potrebbe spiegare perché Inghilterra e Stati Uniti, in condizioni economiche favorevoli, producono immediatamente posti di lavoro. Mentre Francia, Germania, Italia restano ferme o sono molto più lente. Spiega anche l'intensità accalorata e a volte confusa del dibattito. Imprenditori ed economisti che propongono la flessibilità come bene assoluto guardano a Stati Uniti e Inghilterra senza badare all'immensa differenza di principi giuridici rispetto alla maggior parte del vecchio continente.

Dov'è che pesa di più di questa differenza, e diventa cruciale nella questione "lavoro"? Non è nello stato (o statuto del lavoratore). È nello stato (o statuto) del cittadino.
Nel sistema giuridico americano il cittadino è ad un livello molto più alto. Rischia, ma è il destinatario iniziale e finale di tutto il sistema di regole. Un paese che è stato nei decenni molto meno sindacalizzato, ha stabilito, in generale, rapporti di lavoro rispettosi dell'individuo, anche se meno garantiti da regole collettive. Non esiste magistratura del lavoro o una materia giuridica che si chiami con quel nome. Ma c'è sempre, in un territorio, un giudice disposto a esaminare e risolvere in poche settimane il caso di un lavoratore umiliato, non perché vi sia una legge (che non c'è). Ma perché il cittadino non cessa di avere la pienezza e l'integrità dei suoi diritti individuali. E il giudice è pronto alla verifica, e se necessario a punizioni che non sono sindacali e non coinvolgono il sistema-lavoro e il sistema impresa, ma due persone venute a contatto in relazione a una domanda e offerta di lavoro, una delle quali ha visto violata la sua integrità di individuo garantito dalla Costituzione.
Quello che sto dicendo è più tipico, s' intende, degli Stati Uniti che non dell' Inghilterra. Ma poiché c'è una comune tradizione giuridica, la fine delle forti garanzie sindacali del vecchio laburismo, decretato da Margaret Thatcher in Inghilterra, ha cambiato certi aspetti del lavoro, ma non poteva toccare la forza individuale del cittadino. Che era, e resta, il centro di tutte le (poche) leggi.
L'avventura della flessibilità nel lavoro è molto diversa in ambienti culturali dove da secoli il cittadino è il protagonista della vita sociale, rispetto a paesi in cui il cittadino ha smesso da pochi decenni di essere suddito affidato all' arbitrio di regole minuziose. L'arbitrio è finito, nella nostra parte d'Europa, ma non le regole minuziose. Per esempio quante regole minuziose (che si continuano a prescrivere e a votare nei parlamenti europei, anche in questi anni) tutelano infiniti, minuti aspetti della vita d'impresa, dei settori di imprese, delle convenienze e delle garanzie di cui le imprese ritengono di avere diritto nell'interesse nazionale?
Tutta questa parte prescrittiva e cautelativa manca del tutto nel sistema del diritto comune. Rischiano tutti. Questo non cancella gli immensi dislivelli di potere e ricchezza. Ma le regole, invece di tutelare i due gruppi (i datori di lavoro e lavoratori) e di arbitrarne la loro contrapposizione, si concentrano sulla persona-cittadino. Non è un paradiso. Ciascuno può infatti riscrivere gli eventi dal punto di vista della ricchezza o degli esseri umani. Ma è tutto un altro percorso.
Dove i cittadini contano poco, dove il costo e la lentezza della giustizia civile la rende inaccessibile a quasi tutti, è naturale che sia più difficile parlare, da un giorno all'altro, di flessibilità, di "ciascuno per sé" di "rompete le righe" rispetto al mondo del lavoro che, come ogni altro gruppo umano (ordini professionali, corporazioni, imprese) si è stretto in un forte associazionismo, anche per compensare la inadeguatezza della condizione dei cittadini.
Manca dunque un pezzo al dibattito in corso in Europa su come creare lavoro. Può sfuggire alla giornalista del Washington Post. Ma è bene che sia notato da chi dibatte, qui da noi, il problema.